Venlafaxina sand

Venlafaxina sand è indicato per il trattamento di:

DENOMINAZIONE:

VENLAFAXINA SANDOZ

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Antidepressivi.

PRINCIPI ATTIVI:

Venlafaxina (come venlafaxina cloridrato).

ECCIPIENTI:

>>Contenuto delle capsule. Nucleo del pellet: cellulosa microcristallina; ipromellosa. Rivestimento del pellet: alcool cetostearilico, copolimero etilacrilato, metil-metacrilato, nonoxinolom, macrogol, talco. >>Involucro delle capsule: gelatina, ferro ossido rosso, ferro ossido giallo, titanio diossido.

INDICAZIONI:

Episodi depressivi maggiori.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Ipersensibilita' alla venlafaxina o a uno qualsiasi degli eccipienti.Trattamento concomitante con inibitori delle monoaminoossidasi (MAOI).Non deve essere somministrata in associazione con un MAOI, o prima di14 giorni dall'interruzione del trattamento con un MAOI. Prima di iniziare un trattamento con MAOI devono trascorrere almeno 7 giorni dall'interruzione della venlafaxina. Non deve essere usata in pazienti conidentificato rischio molto elevato di grave aritmia ventricolare (ad esempio nei pazienti con significativa disfunzione del ventricolo sinistro, classe NYHA III/IV) o con ipertensione non controllata.

POSOLOGIA:

Assumere con il cibo. Le capsule devono essere inghiottite intere. Assumere una volta al giorno, circa alla stessa ora, al mattino o alla sera. I pazienti attualmente in trattamento con compresse di venlafaxinaa breve durata d'azione possono passare alla dose equivalente piu' vicina (mg/die) del farmaco. Nel passaggio puo' essere necessario un aggiustamento individuale del dosaggio. Episodi depressivi maggiori La dose efficace per il trattamento della depressione e' compreso solitamente tra 75 mg e 225 mg. Il trattamento deve iniziare con 75 mg una volta al giorno. Un certo effetto sara' evidente dopo 2-4 settimane di terapia con dosi standard. Qualora la risposta clinica fosse insoddisfacente, la dose puo' essere aumentata a 150 mg, quindi ancora a 225 mg. Ipazienti che non rispondono a questo dosaggio possono trarre beneficio da dosi piu' elevate, fino a 375 mg; tuttavia, l'esperienza con dosielevate e' tuttora limitata. In ogni caso, dosi elevate devono esseresomministrate sotto stretta sorveglianza medica. Le dosi devono essere aumentate ad intervalli di circa 2 settimane o piu', con un minimo di 4 giorni tra ogni incremento. Se dopo 2-4 settimane non si riscontrasse alcuna risposta al trattamento, non si trarra' alcun beneficio dalla continuazione del trattamento. Trattamento di mantenimento/continuato/esteso Generalmente si ritiene che episodi acuti di depressione maggiore richiedono 4-6 mesi di terapia farmacologica. In alcuni pazientipuo' rendersi necessario un trattamento piu' lungo. Il medico dovra'rivalutare periodicamente per il singolo paziente l'utilita' di un trattamento a lungo termine con le capsule rigide a rilascio prolungato.Pazienti ad aumentato rischio di suicidio. I pazienti con aumentati fattori di rischio di suicidio dovranno essere attentamente valutati perla presenza o l'aggravamento di comportamento suicida; si dovra' fornire loro un numero limitato di capsule al fine di ridurre il rischio di sovradosaggio. All'inizio del trattamento, in occasione di ciascun adeguamento del dosaggio e fino alla comparsa di un miglioramento, si dovra' considerare per questi pazienti una fornitura di medicinale perdue settimane. Interruzione del trattamento E' noto che con gli antidepressivi possono apparire sintomi da astinenza. Quindi, si raccomandadi interrompere il trattamento in modo graduale e sotto adeguata supervisione qualora il trattamento sia durato piu' di una settimana, per ridurre al minimo il rischio di comparsa di sintomi da astinenza. Per ipazienti che hanno assunto le capsule rigide a rilascio prolungato per piu' di 6 settimane si raccomanda una graduale riduzione del trattamento nel corso di un periodo di almeno 2 settimane. Negli studi clinici, tale riduzione graduale e' stata effettuata riducendo la dose giornaliera di 75 mg ad intervalli di 1 settimana. Il tempo necessario perridurre la dose puo' variare individualmente tra i pazienti, a secondadella dose assunta e della durata del trattamento. Qualora comparissero sintomi inaccettabili dopo la riduzione della dose o dell'interruzione del trattamento, si dovra' prendere in considerazione il ritorno alla dose precedente. Di conseguenza, la dose potra' nuovamente essereabbassata con decrementi minori. Popolazioni speciali di pazienti Neipazienti con funzione renale o epatica compromessa si raccomanda una riduzione della dose. Il trattamento deve iniziare con compresse di venlafaxina a breve durata d'azione a fine di definire la dose adatta. Compromissione renale Nei pazienti con grave compromissione renale (clearance della creatinina

CONSERVAZIONE:

Questo medicinale non richiede speciali precauzioni per la conservazione.

AVVERTENZE:

Bambini e negli adolescenti al di sotto dei 18 anni: non usare. Sono stati osservati comportamenti suicidi e ostilita'. Se si decide il trattamento, monitorare il paziente. Mancano dati sulla sicurezza a lungotermine in relazione alla crescita, alla maturazione e allo sviluppo cognitivo e comportamentale. Diabete: il trattamento puo' influire sulcontrollo del glucosio. Potrebbe essere necessario aggiustare la dosedell'insulina e/o dei farmaci antidiabetici orali. Sintomi da astinenza da interruzione del trattamento: capogiri, disturbi sensoriali, disturbi del sonno, agitazione o ansia, nausea e/o vomito, tremore, confusione, sudorazione, mal di testa, diarrea, palpitazioni, instabilita' emozionale, irritabilita' e disturbi della vista. Interrompere la terapia riducendo gradualmente la dose. Suicidio/Pensieri suicidi o peggioramento clinico: la depressione e' associata ad un aumentato rischio dipensieri suicidi, autolesionismo e suicidio. Tale rischio persiste fino a remissione significativa; monitorare i pazienti. Il rischio di suicidio puo' aumentare nelle prime fasi della guarigione. Anche altre condizioni psichiatriche per le quali viene prescritta la venlafaxina possono essere associate ad un aumentato rischio di eventi suicidi. Inoltre, queste condizioni possono essere in comorbidita' con un disturbodepressivo maggiore. Nel trattamento di pazienti con altri disordinipsichiatrici devono essere pertanto osservate le stesse precauzioni osservate nel trattamento di pazienti con disturbi depressivi maggiori.Associare la terapia farmacologica ad una severa sorveglianza dei pazienti ed in particolare di quelli ad elevato rischio. Avvertire i pazienti (e chi si prende cura di loro) della necessita' di controllare eventuali peggioramenti clinici, comportamento o pensieri suicidi e insoliti cambiamenti di comportamento, nonche' di chiedere immediatamente consiglio al medico in caso di comparsa di questi sintomi. Acatisia/irrequietezza psicomotoria: l'uso de' stato associato con lo sviluppo diacatisia, soggettivamente spiacevole o stressante, e dalla necessita'di muoversi spesso, accompagnata dall'incapacita' di stare seduti o fermi; in tali pazienti l'aumento della dose puo' essere dannoso. Mania/ipomania sono state riferite in un piccolo numero di pazienti con instabilita' emotiva sottoposti a trattamento con antidepressivi. Usare con cautela in pazienti con anamnesi di mania. Le crisi epilettiche sonomolto rare. Speciale cautela e' richiesta nel trattamento di pazienticon epilessia o sindrome cerebrale organica. Questi pazienti devono essere regolarmente controllati. Se necessario, consultare un neurologo. Nei pazienti con cirrosi epatica e nei pazienti con compromissione renale moderata o grave, la clearance renale della venlafaxina e dei suoi metaboliti attivi e' ridotta, con un prolungamento dell'emivita dieliminazione. Quindi puo' essere necessaria una dose inferiore ovveroun prolungamento dell'intervallo tra le somministrazioni. In questi pazienti prestare cautela nell'uso della venlafaxina e di altri antidepressivi. Nell'esperienza post-marketing del medicinale si riscontrano pochissime segnalazioni di SIADH nei pazienti anziani trattati con la venlafaxina. Sebbene gli eventi riferiti siano avvenuti in modo concomitante con la somministrazione della venlafaxina, non e' nota la relazione con il trattamento con la venlafaxina. Iponatriemia e' stata riferita raramente in connessione con il trattamento con antidepressivi, inclusi i trattamenti con antidepressivi selettivi della serotonina. Sitratta solitamente di pazienti anziani e pazienti che ricevono diuretici nonche' pazienti disidratati per qualche altra ragione. In relazione al trattamento con la venlafaxina, sono stati riferiti rari casi diiponatriemia, solitamente nei pazienti anziani; la situazione e' migliorata dopo l'interruzione della terapia. E' necessaria cautela, e controlli regolari e attenti, nel corso della somministrazione della venlafaxina a pazienti anziani. Nei seguenti casi si richiede cautela nellasomministrazione e controlli regolari dei pazienti: disturbi della minzione; glaucoma ad angolo stretto, aumentata pressione intraoculare;pressione sanguigna bassa o alta; malattie cardiache, come disturbi diconduzione, angina pectoris e infarto miocardico recente, in presenzadei quali devono essere prese le normali precauzioni. Prestare cautela nella concomitante somministrazione di prodotti medicinali. Malattiecardiovascolari, pressione sanguigna alta o bassa: sono stati riportati comunemente aumenti di pressione correlati al trattamento. Aumentisostenuti della pressione sanguigna possono avere conseguenze avverse.Misurare la pressione sanguigna nei pazienti che ricevono la venlafaxina. Nei pazienti che nel corso di trattamento con venlafaxina presentano un sostenuto aumento della pressione sanguigna prendere in considerazione una riduzione della dose ovvero l'interruzione del trattamento. Possono verificarsi aumenti della frequenza cardiaca, particolarmente ad alte dosi. Prestare cautela nei pazienti le cui condizioni di base possono essere compromesse da aumenti della frequenza cardiaca. Sonostate osservate variazioni significative nel controllo della pressione sanguigna nonche' anomalie di conduzione cardiaca, soprattutto in pazienti anziani; e' stata riferita una possibile correlazione tra la venlafaxina ed ischemia acuta del miocardio. Utilizzare quindi la venlafaxina con cautela nei pazienti con ischemia acuta del miocardio, malattia cerebrovascolare acuta o altra malattia cardiaca definita che possa aumentare il rischio di aritmia ventricolare. Rilievi elettrocardiografici significativi sono stati riscontrati nello 0,8% dei pazienti trattati con la venlafaxina. Significative modificazioni di PR, QRS o intervalli QTc sono state osservate raramente nei pazienti trattati conla venlafaxina. Un aumento clinicamente significativo nei livelli di colesterolo nel siero e' stato osservato nel 5,3% dei pazienti che avevano ricevuto venlafaxina. Nel corso del trattamento a lungo termine con la venlafaxina, misurare i livelli di colesterolo nel siero. In casodi ipercolesterolemia, prendere in considerazione il passaggio ad unaltro farmaco antidepressivo. Nel trattamento della depressione bipolare sussiste il rischio che i pazienti passino a condizioni di mania, nel qual caso e' necessario prendere in considerazione l'interruzione del trattamento. Manca esperienza nel trattamento di pazienti affetti da schizofrenia. I pazienti che assumono la venlafaxina possono esserea maggior rischio di sanguinamento della cute o delle membrane mucose.Usare la venlafaxina con cautela nei pazienti con tendenza a tale tipo di sanguinamento. In caso di comparsa di eruzioni cutanee, orticariao altre reazioni allergiche di qualsiasi tipo, interrompere il trattamento con la venlafaxina.

INTERAZIONI:

Inibitori delle monoaminossidasi: la venlafaxina non deve essere usatacontemporaneamente ai MAO inibitori. Effetti indesiderati, anche gravi e fatali, sono stati riferiti quando il trattamento con la venlafaxina e' stato iniziato subito dopo l'interruzione del trattamento con MAO inibitori e quando il trattamento con MAO inibitori e' stato iniziato appena dopo l'interruzione del trattamento con la venlafaxina. Sonostati osservati i seguenti effetti indesiderati basati su interazioni:tremore, mioclono, sudorazione, nausea, vomito, vampate di calore, vertigini, sindrome neurolettica maligna come ipertermia, sindrome serotoninergica, crisi epilettiche e morte. L'associazione della venlafaxina con inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI)/MAO inibitori puo', sebbene molto raramente, provocare sintomi caratterizzati da ipertermia, rigidita' muscolare, mioclono, instabilita' autonomica, alterazioni dello stato di coscienza e in casi gravi delirio ecoma. Di conseguenza, la venlafaxina non deve essere usata contemporaneamente con MAO inibitori e dovranno trascorrere almeno 14 giorni dall'interruzione del trattamento con questi ultimi. Quando si passa dalfarmaco a un MAO inibitore, si deve mantenere una pausa di 7 giorni. Iniziando il trattamento con la venlafaxina 14 giorni dopo un MAO inibitore, si raccomanda di iniziare la terapia con compresse da 37,5 mg per i primi giorni. Non e' stata effettuata nessuna ricerca sistematicasul rischio dell'uso della venlafaxina in associazione con altri prodotti medicinali che agiscono sul sistema nervoso centrale, tranne quelli citati nel seguito. Sulla base del noto

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

della venlafaxina e della possibilita' di una sindrome serotoninergica, si raccomanda cautela nella somministrazione concomitante della venlafaxinacon prodotti che agiscono sui trasmettitori del sistema nervoso serotoninergico (ad esempio, i triptani o gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (SSRI). In volontari sani non sono state osservate interazioni dopo la somministrazione di una singola dose di litio, diazepam ed etanolo nel corso di trattamento con la venlafaxina. Tuttavia, come con tutti i medicinali attivi sul SNC, i pazienti devonoessere avvertiti di non fare uso di alcolici nel corso del trattamento con la venlafaxina. Quando la venlafaxina e' stata somministrata fino a condizioni di stato stazionario, la concomitante somministrazioneorale di aloperidolo e' risultata in una riduzione della clearance renale totale dell'aloperidolo, che ha provocato un aumento dei valori diAUC e C max per aloperidolo. L'emivita di eliminazione e' rimasta inalterata. Non e' noto il meccanismo di questo riscontro. Il metabolismodi imipramina e del suo metabolita 2-OH-imipramina non e' stato influenzato dalla venlafaxina, nonostante una diminuzione della clearance renale totale della 2-idrossidesipramina ed un aumento circa del 35% dei valori di AUC e C max di desipramina. La cimetidina ha inibito il metabolismo di primo passaggio della venlafaxina ma non ha avuto alcun effetto significativo sulla formazione o sull'eliminazione di O-desmetilvenlafaxina (ODV), che e' presente in quantitativi molto maggiori nella circolazione sistemica. Non sembra quindi necessario alcun aggiustamento della dose quando il medicinale viene somministrato insieme allacimetidina. Per i pazienti anziani o per i pazienti con disfunzione epatica, l'interazione puo' essere potenzialmente piu' pronunciata: perquesti pazienti e' indicato il monitoraggio clinico durante la somministrazione concomitante della venlafaxina e della cimetidina. Esiste scarsa esperienza clinica sull'uso concomitante della venlafaxina e della terapia elettroconvulsiva (ECT). Poiche' e' stata riportata una prolungata attivita' convulsiva con l'uso concomitante di antidepressiviSSRI, si consiglia cautela. Sono stati segnalati aumentati livelli diclozapina, temporalmente associati ad eventi avversi, incluse le crisiepilettiche, dopo l'aggiunta della venlafaxina. La venlafaxina deve essere usata con cautela nei pazienti trattati contemporaneamente con medicinali che presentano un maggior rischio di sanguinamento, come glianticoagulanti, i derivati dell'acido salicilico e i farmaci antinfiammatori/antireumatici non steroidei (FANS). Quando la venlafaxina e' stata somministrata a pazienti che assumevano il warfarin sono stati riferiti aumenti del tempo di protrombina, del tempo parziale di tromboplastina o di international normalized ratio (INR). L'efficacia e la sicurezza del trattamento concomitante della venlafaxina e di agenti destinati alla perdita di peso, inclusa fentermina, non sono state studiate. L'uso concomitante della venlafaxina con agenti destinati alla perdita di peso non e' raccomandato. La venlafaxina non e' indicata per la perdita di peso ne' da sola ne' in associazione con altri prodotti.Studi in vitro dimostrano che la venlafaxina viene metabolizzata principalmente nel fegato mediante l'isoenzima CYP2D6 in O-desmetilvenlafaxina e mediante l'isoenzima CYP3A3/4 in N-demetilvenlafaxina. Non puo'essere esclusa l'interazione tra la venlafaxina e un inibitore dell'enzima CYP2D6. Per questa ragione si richiede cautela nella somministrazione concomitante della venlafaxina e di inibitori dell'enzima CYP2D6(ad esempio, chinidina, paroxetina, fluoxetina, perfenazina, aloperidolo, levomepromazina). Poiche' la venlafaxina puo' inibire in modo competitivo il metabolismo di altri principi attivi metabolizzati dal CYP2D6, la venlafaxina deve essere usata con cautela in associazione a questi principi attivi, poiche' si potrebbe avere un aumento delle concentrazioni plasmatiche di questi principi attivi. Si deve tenere presente il polimorfismo del CYP2D6 quando si prescrive la venlafaxina. Ci sipossono attendere elevati livelli di venlafaxina nei pazienti con unavariante di CYP2D6 a lento metabolismo (7% della popolazione europea). Inoltre, l'assunzione concomitante di un inibitore dell'enzima CYP3A3/4 (ad esempio ketoconazolo, itraconazolo, ritonavir) puo' aumentarei livelli di venlafaxina mediante interazione metabolica. Gli studi indicano che la venlafaxina e' un inibitore del CYP2D6. La venlafaxina non inibisce in vitro il CYP3A4, il CYP1A2, il CYP2C9 ed il CYP2C19. Cio' e' stato confermato da studi in vivo effettuati con le seguenti sostanze attive: alprazolam (CYP3A4), caffeina (CYP1A2), diazepam (CYP3A4e CYP2C19) e tolbutamide (CYP2C9).

EFFETTI INDESIDERATI:

E' spesso difficile distinguere gli effetti indesiderati dai sintomi della depressione. La comparsa di molti di questi eventi avversi e' correlata con la dose. Molto comuni (>=1/10), comuni (>=1/100 =1/1000 =1/10.000 >Sintomi da astinenza osservati: l'interruzione del trattamento (specialmente se brusca) e' spesso associataa sintomi da astinenza. Capogiri, disturbi sensoriali (inclusa parestesia), disturbi del sonno (inclusi insonnia e sogni vividi), agitazioneo ansia, nausea e/o vomito, tremore e mal di testa sono le reazioni piu' comunemente riportate. Generalmente questi sintomi sono da lievi amoderati; possono tuttavia essere intensi e/o prolungati in alcuni pazienti. Di conseguenza, quando la terapia con la venlafaxina non e' piu' necessaria, e' consigliabile ridurre gradualmente la dose fino all'interruzione del trattamento.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

Dati su un numero limitato di gravidanze esposte al farmaco non indicano alcun effetto avverso della venlafaxina sulla gravidanza e sulla salute del feto. Nel liquido amniotico sono state riscontrate elevate concentrazioni della venlafaxina. Studi sugli animali hanno dimostrato una tossicita' riproduttiva. Il rischio potenziale per l'uomo non e' noto. La venlafaxina non deve essere usata in gravidanza se non chiaramente necessaria. Se la venlafaxina viene utilizzata a lungo termine fino alla nascita, possono aversi effetti da astinenza nel neonato. La venlafaxina ed il suo metabolita attivo sono escreti nel latte materno.L'effetto sui neonati non e' chiaro. Quindi, e' necessario decidere secontinuare o interrompere l'allattamento al seno ovvero continuare ointerrompere la terapia con la venlafaxina, tenendo in considerazioneil beneficio dell'allattamento al seno per il bambino ed il beneficiodella terapia per la madre.