Isentress fl

Isentress fl è indicato per il trattamento di:

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Antivirale per uso sistemico.

INDICAZIONI:

In associazione con altri medicinali antiretrovirali per il trattamento dell'infezione da virus dell'immunodeficienza umana (HIV-1) in pazienti adulti gia' trattati con evidenza di replicazione del virus HIV-1nonostante la terapia antiretrovirale in corso.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.

POSOLOGIA:

Uso orale. La terapia deve essere iniziata da un medico con esperienzanel trattamento dell'infezione da HIV. Adulti: 400 mg, due volte al giorno, con o senza cibo. L'effetto del cibo sull'assorbimento di raltegravir e' incerto. Non e' raccomandato masticare, frantumare o dividere le compresse. Ci sono informazioni limitate sull'uso del prodotto nell'anziano. La sicurezza e l'efficacia non e' stata stabilita nei pazienti di eta' inferiore a 16 anni. Nessun aggiustamento del dosaggio e'necessario nei pazienti con compromissione renale. Nessun aggiustamento del dosaggio e' necessario nei pazienti con compromissione epaticalieve-moderata; mentre la sicurezza e l'efficacia del farmaco non e' stata stabilita nei pazienti con disturbi epatici di base severi.

AVVERTENZE:

I pazienti devono essere informati che l'attuale terapia antiretrovirale non e' curativa dell'HIV e non e' stato provato che prevenga la trasmissione dell'HIV ad altri individui attraverso il sangue o il rapporto sessuale. Globalmente, nella farmacocinetica di raltegravir e' stata osservata una variabilita' considerevole inter- e intra- individuale. In pazienti con punteggio di sensibilita' genotipica (GSS) >0 sono state osservate percentuali di risposta piu' elevate. Pazienti con GSSo punteggio di sensibilita' fenotipica (PSS) =0 hanno presentato un rischio piu' elevato di sviluppare resistenza al raltegravir. Il raltegravir deve essere usato in associazione con almeno un altro agente attivo al fine di aumentare il beneficio e ridurre il rischio di fallimento virologico e sviluppo di resistenza al raltegravir. La sicurezza el'efficacia del farmaco non e' stata stabilita nei pazienti con disturbi epatici di base severi. I pazienti con un'alterata funzionalita' epatica presistente, inclusi quelli con epatite cronica, presentano unafrequenza piu' elevata di alterazioni della funzione epatica in corsodi terapia antiretrovirale di associazione e devono essere monitoratisecondo l'iter consueto. I pazienti con epatite cronica B o C e trattati con la terapia antiretrovirale di associazione presentano un rischio piu' elevato di sviluppare eventi avversi epatici gravi e potenzialmente fatali. Sebbene si ritenga che l'eziologia sia multifattoriale (includendo uso di corticosteroidi, assunzione di alcol, immunosoppressione severa, indice di massa corporea piu' elevato), sono stati riportati casi di osteonecrosi, soprattutto in pazienti con malattia da HIV in fase avanzata e/o esposizione a lungo termine alla terapia antiretrovirale di associazione. In pazienti affetti da HIV con deficienza immunitaria grave al momento della istituzione della terapia antiretrovirale di combinazione (CART), puo' insorgere una reazione infiammatoria apatogeni opportunisti asintomatici o residuali e causare condizioni cliniche serie, o il peggioramento dei sintomi. Tipicamente, tali reazioni sono state osservate entro le prime settimane o mesi dall'inizio della terapia antiretrovirale di combinazione (CART). Esempi rilevantidi cio' sono le retiniti da citomegalovirus, le infezioni micobatteriche generalizzate e/o focali e la polmonite da Pneumocystis jiroveci (gia' nota come Pneumocystis carinii). Qualsiasi sintomatologia infiammatoria deve essere valutata e, se necessario, deve essere instaurato untrattamento. Usare cautela nel somministrare Il prodotto in concomitanza a potenti induttori della uridin-difosfo-glicuronosil-transferasi(UGT) 1A1 (ad es. la rifampicina). La rifampicina riduce i livelli plasmatici di raltegravir; l'impatto sulla efficacia di raltegravir non e' noto. Comunque, se non e' possibile evitare la somministrazione contemporanea con rifampicina, puo' essere preso in considerazione il raddoppio del dosaggio di Isentress. Sono state riportate miopatia e rabdomiolisia. Usare con cautela in pazienti che hanno avuto miopatia o rabdomiolisi in passato o hanno qualsiasi condizione predisponente compresi altri medicinali associati con queste condizioni. Durante gli studiclinici in pazienti con infezione da HIV gia' sottoposti a terapia c'e' stata una incidenza di cancro leggermente piu' alta nel gruppo trattato con raltegravir rispetto al gruppo che riceveva solo terapia di base ottimizzata. Il medicinale contiene lattosio. I pazienti con rariproblemi ereditari di intolleranza al galattosio, deficit di lattasi di Lapp o malassorbimento di glucosio-galattosio, non devono assumere questo medicinale.

INTERAZIONI:

Il raltegravir non e' un substrato degli enzimi del citocromo P450 (CYP); non inibisce gli enzimi CYP1A2, CYP2B6, CYP2C8, CYP2C9, CYP2C19, CYP2D6 o CYP3A; e non induce il CYP3A4. Non e' un inibitore delle UDP-glicuronosiltransferasi (UGT) 1A1 e 2B7, ne' inibisce il trasporto mediato dalla glicoproteina P. Non e' previsto che alteri la farmacocinetica di medicinali che sono substrati di questi enzimi o della glicoproteina P. Il raltegravir viene eliminato principalmente attraverso la via metabolica della glicuronidazione mediata dalla UGT1A1. E' stata osservata una considerevole variabilita' inter- e intraindividuale dellafarmacocinetica del raltegravir. Le informazioni d'interazione farmacologica che seguono sono basate su valori di medie geometriche; l'effetto nel singolo paziente non puo' essere prognosticato con esattezza. Non ha avuto effetti rilevanti sulla farmacocinetica di tenofovir o midazolam. Considerato che raltegravir e' metabolizzato principalmente attraverso la UGT1A1, deve essere usata cautela quando viene somministrato in concomitanza con induttori potenti della UGT1A1. La rifampicinariduce i livelli plasmatici del raltegravir; l'impatto sulla efficaciadel raltegravir non e' noto. Comunque, se non e' possibile evitare lasomministrazione concomitante con rifampicina, puo' essere preso in considerazione un raddoppio del dosaggio. L'impatto di altri potenti induttori di enzimi che metabolizzano farmaci, quali fenitoina e fenobarbitale, sull'UGT1A1 non e' noto. Induttori meno potenti (ad es., efavirenz, nevirapina, rifabutina, glicocorticoidi, erba di S. Giovanni, pioglitazone) possono essere usati con il dosaggio raccomandato Isentress. La somministrazione concomitante con altri medicinali noti per essere potenti inibitori della UGT1A1 (ad es. l'atazanavir) puo' aumentarei livelli plasmatici di raltegravir. Inoltre, il tenofovir puo' aumentare i livelli plasmatici di raltegravir; tuttavia, il meccanismo attraverso cui questo effetto si verifica non e' noto. Negli studi clinici, una percentuale considerevole di pazienti assumeva atazanavir e/o tenofovir, entrambi agenti che determinano aumenti dei livelli plasmatici di raltegravir, nell'ambito dei regimi terapeutici di base ottimizzati. Il profilo di sicurezza nei pazienti che assumevano atazanavir e/otenofovir era generalmente risultato simile al profilo di sicurezza dei pazienti che non hanno assunto questi agenti. Non e' necessario alcun aggiustamento del dosaggio. In soggetti sani la somministrazione concomitante con omeprazolo aumenta i livelli plasmatici di raltegravir.Poiche' gli effetti dell'aumento del pH gastrico sull'assorbimento del raltegravir in pazienti infettati con HIV sono incerti, utilizzare Isentress con medicinali che aumentano il pH gastrico (es. inibitori della pompa protonica e H2 antagonisti) solo se indispensabile.

EFFETTI INDESIDERATI:

Comuni (>=1/100 e =1/1.000 e

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

Non vi sono dati adeguati sull'uso del raltegravir in donne in gravidanza, pertanto non deve essere usato. Non e' noto se raltegravir vengaescreto nel latte umano. L'allattamento al seno non e' raccomandato incorso di trattamento ed e', inoltre, raccomandato che le madri con infezione da HIV non allattino, al fine di evitare il rischio di trasmissione postnatale di HIV.