Intratect infus fl

Intratect infus fl è indicato per il trattamento di:

DENOMINAZIONE:

INTRATECT

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Sieri immuni e immunoglobuline; immunoglobuline umane normali per somministrazione endovenosa.

PRINCIPI ATTIVI:

Immunoglobulina umana normale per uso endovenoso (IgIV). Proteine plasmatiche umane 50 g/l di cui immunoglobuline IgG almeno 96%, ottenute da sangue / plasma umano di donatori. Un flaconcino da 20 ml contiene 1g Un flaconcino da 50 ml contiene 2,5 g Un flaconcino da 100 ml contiene 5 g Un flaconcino da 200 ml contiene 10 g Distribuzione delle sottoclassi di IgG IgG1 57% IgG2 37% IgG3 3% IgG4 3% Contenuto di IgA: nonpiu' di 2 mg/ml.

ECCIPIENTI:

Glicina, acqua per preparazioni iniettabili.

INDICAZIONI:

Terapia sostitutiva in caso di: sindromi da immunodeficienza primariacome agammaglobulinemia congenita e ipogammaglobulinemia, immunodeficienza comune variabile, immunodeficienza combinata grave, sindrome di Wiskott-Aldrich. Mieloma o leucemia linfocitica cronica con grave ipogammaglobulinemia secondaria ed infezioni ricorrenti. Bambini con AIDS congenito ed infezioni ricorrenti. Immunomodulazione: porpora trombocitopenica idiopatica (PTI), nei bambini o negli adulti ad alto rischio di emorragia o prima di interventi chirurgici per correggere la conta piastrinica Sindrome di Guillain Barre', Malattia di Kawasaki, Trapianto di midollo allogenico.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Ipersensibilita' a uno qualsiasi dei componenti. Ipersensibilita' alleimmunoglobuline omologhe, in particolar modo nei casi molto rari in cui sia presente una carenza di IgA e nel paziente siano presenti anticorpi contro le IgA.

POSOLOGIA:

La dose e lo schema terapeutico dipendono dall'indicazione terapeutica. Nella terapia sostitutiva puo' essere necessario personalizzare la dose per ciascun paziente in relazione alla risposta farmacocinetica eclinica. Gli schemi di trattamento riportati di seguito sono forniti come linea guida. Terapia sostitutiva nelle immunodeficienze primarie Lo schema di trattamento deve essere tale da garantire un livello minimo di IgG (misurato prima della infusione successiva) di almeno 4,0-6,0g/l. Dopo l' inizio della terapia sono necessari da tre a sei mesi prima di ottenere l'equilibrio. La dose di partenza raccomandata e' di 8-16 ml (0,4 - 0,8 g)/Kg seguita da almeno 4 ml (0,2 g)/Kg ogni tre settimane. La dose necessaria per ottenere un livello minimo di 6,0 g/l e' dell'ordine di 4-16 ml (0,2 -0,8 g)/Kg/ mese. Una volta raggiunto illivello di equilibrio (steady state) l'intervallo di dosaggio varia tra 2 e 4 settimane. Dovrebbero essere misurati i livelli plasmatici inmodo da aggiustare la dose e l'intervallo di somministrazione. Terapia sostitutiva nel mieloma o nella leucemia linfocitica cronica con ipogammaglobulinemia secondaria severa ed infezioni ricorrenti; terapia sostitutiva nei bambini con AIDS ed infezioni ricorrenti. La dose raccomandata e' di 4-8 ml (0,2-0,4 g)/Kg ogni tre-quattro settimane.Porporaidiopatica trombocitopenica. Per il trattamento di un episodio acuto,16-20 ml (0,8-1 g)/Kg il primo giorno; il trattamento puo' essere ripetuto per una volta entro tre giorni, oppure possono essere somministrati 8 ml (0,4 g)/Kg al giorno per 2-5 giorni. Il trattamento puo' essere ripetuto in caso di recidiva. Sindrome di Guillain Barre' 8 ml (0,4g)/Kg/al giorno per 3-7 giorni. I dati riguardanti l'utilizzo nei bambini sono limitati. Malattia di Kawasaki: somministrare 32-40 ml (1,6-2 g)/Kg in dosi frazionate per un periodo di 2-5 giorni oppure 40 ml (2 g)/Kg in dose singola. Il paziente deve essere sottoposto anche ad un concomitante trattamento con acido acetilsalicilico. Trapianto allogenico di midollo osseo: le immunoglobuline umane normali possono essere utilizzate come parte del trattamento di condizionamento e dopo il trapianto. Per il trattamento delle infezioni e nella profilassi dellamalattia da trapianto verso l' ospite, (GVHD), la dose viene adattataal singolo paziente. La dose iniziale e' normalmente di 10 ml (0,5 g)/Kg/settimana, iniziando il trattamento sette giorni prima del trapianto e fino a tre mesi dopo il trapianto. In caso di persistente deficitdi produzione di anticorpi, e' raccomandata la dose di 10 ml (0,5 g)/Kg/mese fino al ritorno alla norma del livello di anticorpi. Terapia sostitutiva per la immunodeficienza primaria: dose iniziale 0,4 - 0,8 g/Kg, successivamente 0,2 - 0,8 g/Kg; ogni 2-4 settimane per ottenere un livello di IgG di almeno 4,0-6,0 g/l. Terapia sostitutiva per la immunodeficienza secondaria: 0,2 - 0,4 g/Kg ogni 3-4 settimane per ottenere un livello di IgG di almeno 4,0-6,0 g/l. Immunomodulazione. Porporatrombocitopenica idiopatica: 0,8 - 1,0 g/Kg al giorn o 1, possibilmente da ripetere una sola volta entro tre giorni; oppure: 0,4 g/Kg/die per 2-5 giorni. Sindrome di Guillain Barre': 0,4 g/Kg/die per 3-7 giorni. Malattia di Kawasaki: 1,6-2 g/Kg in dosi frazionate per 2-5 giorniin associazione con l'acido acetilsalicilico; oppure 2 g/Kg in singoladosein associazione con l'acido acetilsalicilico. Trapianto allogenico di midollo osseo. Trattamento delle infezioni e profilassi della malattia da trapianto verso l'ospite: 0,5 g/Kg ogni settimana dal giorno-7 fino a tre mesi dopo il trattamento. Persistente deficit di produzione di anticorpi: 0,5 g/Kg ogni mese fino al ripristino dei normali livelli anticorpali. Modo di somministrazione: somministrare per infusione endovenosa, ad una velocita' iniziale di non piu' di 1,4 ml/Kg/oraper 30 minuti. Se ben tollerato, la velocita' di somministrazione puo'essere gradualmente aumentata fino ad un massimo di 1,9 ml/Kg/ora peril resto dell'infusione.

CONSERVAZIONE:

Non conservare a temperatura superiore ai 25 gradi C. Non congelare. Conservare il flaconcino nella confezione originale.

AVVERTENZE:

Alcune gravi reazioni avverse al farmaco possono essere correlate allavelocita' di infusione. La velocita' di infusione raccomandata deve essere rigorosamente rispettata. I pazienti devono essere strettamentemonitorati e attentamente osservati per evidenziare l' eventuale comparsa di qualsiasi sintomo durante il periodo di infusione. Alcune reazioni avverse possono manifestarsi piu' frequentemente in caso di elevata velocita' di infusione, in pazienti con ipo o agammaglobulinemia cono senza deficit di IgA, in pazienti che ricevono immunoglobuline umane normali per la prima volta o, in rari casi, quando la specialita' contenente immunoglobuline umane normali viene sostituita o quando e' passato un lungo periodo di tempo dalla precedente infusione. Reazioni di vera ipersensibilita' sono rare. Queste possono manifestarsi nei casi rari di deficit di IgA con presenza di anticorpi anti-IgA. Raramentele immunoglobuline umane possono determinare una caduta della pressione sanguigna con reazione anafilattica, anche in pazienti che avevanotollerato precedenti trattamenti con immunoglobuline umane normali. Lepotenziali complicanze possono essere evitate assicurandosi: che i pazienti non siano sensibili alle immunoglobuline umane normali somministrando il prodotto lentamente (0,024 ml/Kg/min), che i pazienti sianoattentamente monitorati per evidenziare la comparsa di eventuali sintomi durante il periodo di infusione. In particolare i pazienti a cui vengono somministrate immunoglobuline umane normali per la prima volta,i pazienti gia' trattati in precedenza con un'altra immunoglobulina endovena o quando e' trascorso un lungo periodo di tempo dalla precedente infusione devono essere monitorati durante la prima infusione e perla prima ora dopo la prima infusione, in modo da potere evidenziare potenziali reazioni avverse. Tutti gli altri pazienti devono essere tenuti sotto osservazione per almeno 20 minuti dopo la somministrazione. Esiste evidenza clinica circa l' esistenza di una associazione tra somministrazione di immunoglobuline ed eventi tromboembolici come infartodel miocardio, ictus, embolia polmonare e trombosi venosa profonda chesi ritiene siano da ricollegare ad un aumento della viscosita' ematica causata dagli alti dosaggi di immunoglobuline, nei pazienti a rischio. Occorre prestare attenzione nel prescrivere e somministrare le immunoglobuline in pazienti obesi ed in pazienti con preesistenti fattoridi rischio per eventi trombotici, quali l' eta' avanzata, l' ipertensione, il diabete mellito ed una storia di malattie vascolari o episoditrombotici, pazienti con disordini trombotici acquisiti o su base ereditaria, pazienti sottoposti a prolungati periodi di immobilita', pazienti severamente ipovolemici, pazienti con malattie che determinino unaumento della viscosita' ematica. In pazienti trattati con IgIV sono stati riportati casi di insufficienza renale acuta. Nella maggior partedei casi sono stati identificati fattori di rischio quali una preesistente insufficienza renale, diabete mellito, ipovolemia, sovrappeso, uso concomitante di farmaci nefrotossici o eta' superiore ai 65 anni. In caso di compromissione renale deve essere presa in considerazione lasospensione dell' uso delle IgIV. Anche se casi di disfunzione renalee di insufficienza renale acuta sono stati associati all' uso di molteplici specialita' autorizzate a base di IgIV, quelle contenenti saccarosio come stabilizzante rappresentano una quota preponderante rispetto al totale. Nei pazienti a rischio deve essere preso in considerazione l'uso di immunoglobuline endovena che non contengono saccarosio. Inpazienti a rischio di insufficienza renale acuta o di reazioni avversedi tipo tromboembolico le IgIV devono essere somministrate alla minore velocita' di infusione e alla minore dose possibile. In tutti i pazienti la somministrazione di immunoglobuline endovena richiede: un' adeguata idratazione prima di iniziare l' infusione di immunoglobuline, il monitoraggio della diuresi, il monitoraggio dei livelli di creatinina sierica, evitare l' uso concomitante di diuretici dell' ansa. In caso di reazioni avverse e' necessario ridurre la velocita' di infusioneo interrompere l' infusione. Il trattamento richiesto dipende dalla natura e dalla severita' della reazione avversa. In caso di shock il trattamento deve seguire le attuali linee guida standard per la terapia dello shock. Le procedure standard finalizzate a prevenire la comparsadi infezioni conseguenti all' uso di farmaci ottenuti da sangue o plasma umani includono la selezione dei donatori, lo screening delle singole donazioni e dei plasma pools per specifici marker di infezione e lainclusione di specifici step produttivi finalizzati a inattivare/ rimuovere i virus. Nonostante questo, quando si somministrano farmaci ottenuti da plasma o sangue umano, la possibilita' di trasmettere agentiinfettivi non puo' essere totalmente esclusa. Questo si applica a virus sconosciuti o emergenti e ad altri patogeni. Le misure messe in attosono considerate efficaci per gli enveloped virus come il virus HIV,HBV, ed HCV. Possono essere invece di efficacia limitata nei confrontidei non-enveloped virus come il virus HAV ed il parvovirus B19. Vi sono esperienze cliniche rassicuranti riguardo l' assenza di trasmissione del virus dell' epatite A e del parvovirus B19 a seguito della somministrazione di immunoglobuline e si pensa che il contenuto in anticorpi dia un importante contributo alla sicurezza virale. Si raccomanda fortemente di annotare il numero di lotto del farmaco utilizzato in ognipaziente in modo da potere ricollegare in un secondo tempo ciascuno allo specifico lotto utilizzato

INTERAZIONI:

Vaccini da virus vivi attenuati La somministrazione di immunoglobulinepuo' compromettere per un periodo di almeno sei settimane e fino ad un massimo di tre mesi, l' efficacia di vaccini a base di virus vivi attenuati quali morbillo, rosolia, parotite e varicella. Dopo la somministrazione di questo medicinale deve trascorrere un intervallo di tre mesi prima di procedere a vaccinazione con vaccini a base di virus viviattenuati. Nel caso del morbillo questa compromissione puo' persistere fino a un anno. Di conseguenza si deve controllare il titolo anticorpale dei pazienti trattati con un vaccino per il morbillo. Interferenze con i test sierologici Dopo la somministrazione di immunoglobuline,l' aumento transitorio degli anticorpi trasferiti passivamente nel sangue dei pazienti puo' determinare risultati falsi positivi nei test sierologici. La trasmissione passiva di anticorpi nei confronti degli antigeni eritrocitari, per esempio A, B, D puo' interferire con alcuni test sierologici incluso il test per l'antiglobulina (test di Coombs).

EFFETTI INDESIDERATI:

Occasionalmente possono verificarsi reazioni avverse quali brividi, cefalea, febbre, vomito, reazioni allergiche, nausea, artralgia, ipotensione arteriosa e moderato dolore lombare. Le immunoglobuline umane normali possono di rado provocare una riduzione della pressione sanguignae, in casi isolati, shock anafilattico, anche in pazienti che non avevano mostrato segni di sensibilizzazione a precedenti somministrazioni. Dopo somministrazione di immunoglobuline umane normali sono stati osservati casi di meningite asettica reversibile ed isolati casi di anemia emolitica / emolisi reversibile e rari casi di reazioni cutanee transitorie. Sono stati osservati aumenti della creatinina sierica e/o casi di insufficienza renale acuta. Molto raramente: eventi tromboembolici come infarto del miocardio, ictus, embolia polmonare, trombosi venose profonde. Dettagli sulle reazioni avverse che sono state riferite spontaneamente: Alterazioni cardiache: angina pectoris (molto rara). Disordini generali e alterazioni del sito di somministrazione: rigidita'(molto rara). Alterazioni del sistema immunitario: shock anafilattico(molto raro), ipersensibilita' (molto rara). Indagini diagnostiche: calo della pressione sanguigna (molto raro). Alterazioni dell'apparatomuscolo-scheletrico e del tessuto connettivo: dolore dorsale (molto raro). Alterazioni dell'apparato respiratorio, del torace e del mediastino: dispnea NOS (molto rara). Alterazioni del sistema vascolare: shock(molto raro).

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

La sicurezza sull'uso di questo medicinale durante la gravidanza non e' stata stabilita in studi clinici controllati e quindi deve essere somministrata con cautela alle donne gravide e alle madri che allattano.L'esperienze clinica con le immunoglobuline suggerisce l' assenza dieffetti dannosi sul corso della gravidanza, sul feto o sul neonato. Leimmunoglobuline sono escrete nel latte materno e possono contribuireal trasferimento di anticorpi protettivi al neonato.