Gemzar inf endovesc

Gemzar inf endovesc è indicato per il trattamento di:

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Antimetaboliti.

INDICAZIONI:

E' indicato nel trattamento di pazienti con carcinoma polmonare non apiccole cellule localmente avanzato o metastatico. E' indicato nel trattamento di pazienti con adenocarcinoma del pancreas localmente avanzato o metastatico. E' indicato nei pazienti con carcinoma pancreatico refrattario alla terapia con 5-Fluorouracile. Puo' apportare miglioramenti in termini di sopravvivenza, beneficio clinico significativo, od entrambi. E' indicato nel trattamento di pazienti con carcinoma della vescica. In combinazione con paclitaxel, e' indicato nel trattamento dipazienti con carcinoma della mammella non resecabile localmente ricorrente o metastatico che hanno recidivato dopo chemioterapia adiuvantee/o neoadiuvante. In combinazione con carboplatino e' indicato nel trattamento di pazienti con carcinoma ricorrente dell'epitelio o dell'ovaio che hanno recidivato almeno 6 mesi dopo terapia con platino.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Gemcitabina e' controindicata nei pazienti che presentano ipersensibilita' ai componenti di questo farmaco o a sostanze strettamente correlate dal punto di vista chimico. Gemcitabina e' controindicata durante la gravidanza e l'allattamento. L'uso della gemcitabina e' controindicato in gravidanza e durante l'allattamento per il potenziale danno peril feto o infante. Nella specie umana non e' stata accertata la sicurezza di questo farmaco in gravidanza. Studi sperimentali condotti neglianimali hanno evidenziato una tossicita' sull'attivita' riproduttiva,difetti congeniti od altri effetti sullo sviluppo dell'embrione o delfeto, sul corso della gestazione o sullo sviluppo peri- o post-natale. La gemcitabina puo' causare danno fetale quando somministrata in donne in gravidanza ed ha dimostrato di possedere proprieta' teratogeniche nei topi e nei conigli a dosaggi inferiori di 2 mg/mq. Nel caso in cui gemcitabina venga somministrata a pazienti in gravidanza o nel casoin cui la paziente rimanga incinta durante la terapia con gemcitabina, essa deve essere avvertita del potenziale danno per il feto. Donne in eta' fertile dovrebbero essere sconsigliate di iniziare una gravidanza durante la terapia. Non e' noto se la gemcitabina od i suoi metaboliti sono escreti nel latte materno. Considerando che molti farmaci sono escreti nel latte materno ed i potenziali effetti collaterali gravidella gemcitabina nei lattanti, la madre deve esserne messa a conoscenza e deve essere valutato se sia piu' proficuo interrompere l'allattamento o sospendere la terapia, tenendo conto dell'importanza del farmaco per la madre e dei potenziali rischi per l'infante.

POSOLOGIA:

Puo' essere somministrato in regime di day-hospital. Carcinoma del Polmone Non a Piccole Cellule. Pazienti adulti. La dose di gemcitabina generalmente consigliata e' di 1.000 mg/mq, da somministrare per via endovenosa in 30 minuti, una volta a settimana per 3 settimane consecutive (giorni 1-8-15), facendo poi seguire una settimana di riposo. Questociclo di 4 settimane puo' essere ripetuto. La riduzione del dosaggionell'ambito di un ciclo o durante cicli successivi di terapia puo' essere effettuata in base al grado di tossicita' causata dal farmaco nelpaziente. Carcinoma del Pancreas. Pazienti adulti. La dose di gemcitabina generalmente consigliata e' di 1.000 mg/mq, da somministrare per via endovenosa in 30 minuti, una volta a settimana per 7 settimane consecutive facendo poi seguire una settimana di riposo. I cicli successivi dovranno consistere di somministrazioni una volta a settimana per 3settimane consecutive, facendo poi seguire una settimana di riposo. Lariduzione del dosaggio nell'ambito di un ciclo o durante cicli successivi di terapia puo' essere effettuata in base al grado di tossicita'causata dal farmaco nel paziente. Carcinoma della Vescica. Pazienti adulti. La dose di gemcitabina generalmente consigliata e' di 1.250 mg/mq, da somministrare per via endovenosa in 30 minuti, nei giorni 1-8-15di ciascun ciclo di 28 giorni. Questo ciclo di 4 settimane puo' essere ripetuto. La riduzione del dosaggio nell'ambito di un ciclo o durante cicli successivi di terapia puo' essere effettuata in base al gradodi tossicita' causata dal farmaco nel paziente. Gemcitabina puo' essere somministrata in combinazione polichemioterapica con cisplatino. Ladose di gemcitabina generalmente consigliata e' di 1.000 mg/m2, da somministrare per via endovenosa in 30 minuti, nei giorni 1-8-15 di ciascun ciclo di 28 giorni. La dose di cisplatino generalmente consigliatae' di 70 mg/mq, da somministrare il giorno seguente la somministrazione di gemcitabina oppure il giorno 2 di ciascun ciclo di 28 giorni. Questo ciclo di 4 settimane puo' essere ripetuto. La riduzione del dosaggio nell'ambito di un ciclo o durante cicli successivi di terapia puo'essere effettuata in base al grado di tossicita' causata dal farmaco nel paziente. Uno studio clinico ha dimostrato una maggiore riduzione della funzionalita' midollare quando il cisplatino era stato impiegatoa dosi di 100 mg/mq. Uso endovescicale: Pazienti adulti. Nel trattamento del carcinoma superficiale della vescica la dose raccomandata di gemcitabina da somministrare per via endovescicale e' di 2000 mg diluitiin 100 ml o 50 ml di soluzione fisiologica (concentrazione pari a 20o 40 mg/ml). La dose di farmaco deve essere somministrata per un tempodi instillazione pari a 60 minuti una volta a settimana per sei settimane consecutive. La concentrazione della soluzione non deve essere superiore a 40 mg/ml e riduzioni del dosaggio possono essere effettuatein base al grado di tossicita' causata dal farmaco nel paziente. Carcinoma della Mammella. Pazienti adulti. Gemcitabina in combinazione conpaclitaxel e' raccomandata somministrando paclitaxel (175 mg/mq) per infusione endovenosa della durata di circa 3 ore il giorno 1, seguita da gemcitabina (1.250 mg/m2) per infusione endovenosa della durata di 30 minuti nei giorni 1 e 8 di ciascun ciclo di 21 giorni. La riduzionedel dosaggio nell'ambito di un ciclo o durante cicli successivi di terapia puo' essere effettuata in base al grado di tossicita' causata dalfarmaco nel paziente. I pazienti devono avere una conta assoluta deigranulociti di almeno 1.500/mm3 prima di iniziare la somministrazionedi gemcitabina associata a paclitaxel. Carcinoma dell'Ovaio. Pazientiadulti. La dose di gemcitabina consigliata in combinazione con carboplatino e' di 1.000 mg/mq, da somministrare per infusione endovenosa in30 minuti, nei giorni 1 e 8 di ciascun ciclo di 21 giorni. Il carboplatino verra' somministrato dopo la gemcitabina il giorno 1 in modo taleda raggiungere una AUC di 4,0 mg/ml per minuto. La riduzione del dosaggio nell'ambito di un ciclo o durante cicli successivi di terapia puo' essere effettuata in base al grado di tossicita' causata dal farmacosul paziente. I pazienti in terapia devono essere sottoposti prima diogni somministrazione ad un controllo delle piastrine, dei leucocitie dei granulociti; se necessario, in caso di tossicita' ematologica del paziente, il medico puo' ridurre o ritardare nel tempo la dose di gemcitabina da somministrare secondo il seguente schema: GRANULOCITI >1.000/mm3 e PIASTRINE >100.000/mm3; DOSE DA SOMMINISTRARE: 100% della dose. GRANULOCITI 500-1.000/mm3 o PIASTRINE 50.000-100.000/mm3; DOSE DASOMMINISTRARE: 75% della dose. GRANULOCITI

INTERAZIONI:

Nel corso di una sperimentazione clinica in cui e' stato somministratoalla dose di 1.000 mg/mq per 6 settimane consecutive in concomitanzacon una radioterapia toracica in pazienti con carcinoma polmonare nona piccole cellule, e' stata osservata una tossicita' significativa manifestatasi con gravi esofagiti e polmoniti potenzialmente a rischio divita per i pazienti, particolarmente quelli trattati con radioterapiasu campi estesi. Il regime ottimale per una somministrazione sicura in concomitanza con dosi radianti terapeutiche, non e' stato ancora determinato.

EFFETTI INDESIDERATI:

Sono stati osservati effetti indesiderati a carico dei seguenti apparati: Ematopoietico: essendo la gemcitabina una sostanza con attivita' mielosoppressiva, a seguito della sua somministrazione possono verificarsi anemia, leucopenia e piastrinopenia. La riduzione della funzionalita' midollare varia da lieve a moderata ed e' piu' pronunciata per laconta dei granulociti. Nei 2/3 dei pazienti che hanno presentato anemia solo il 7% aveva livelli di emoglobina inferiori a 8 g%. Nel 19% deipazienti che avevano ricevuto trasfusioni, solo lo 0,2% di questi aveva interrotto la terapia a causa dell'anemia. I leucociti risultano diminuiti nel 61% dei pazienti ma solo il 9% di questi aveva una conta leucocitaria inferiore a 2.000/mm3 e solo lo 0,1% aveva dovuto interrompere la terapia per la leucopenia. I granulociti risultano diminuiti nel 64% dei pazienti e quasi il 25% di essi presentava valori inferioria 1.000/mm3. La piastrinopenia e' stata riscontrata nel 21% dei pazienti ma solo nel 5% di questi si avevano valori inferiori a 50.000/mm3e solo nello 0,4% dei pazienti con piastrinopenia fu interrotto il trattamento. Una precedente terapia con agenti citotossici puo' determinare un aumento della frequenza e gravita' della leucopenia, granulocitopenia e piastrinopenia. Non e' dimostrata una tossicita' ematologica cumulativa e l'anemia puo' essere trattata ricorrendo a trasfusioni. Inrari casi di piastrinopenia si e' verificata anche emorragia, peraltro ritenuta correlata alla malattia del paziente. Sono stati comunemente riportati anche casi di piastrinosi (7,5%), che non hanno comunque richiesto l'interruzione del trattamento. Apparato gastro-enterico: modificazioni delle transaminasi si presentano in circa i 2/3 dei pazienti, ma sono usualmente di lieve entita', transitorie e raramente comportano l'interruzione del trattamento. Meno del 10% dei pazienti hanno avuto valori delle transaminasi superiori di 5 volte i valori normali esolo lo 0,5% dei pazienti ha interrotto il trattamento per alterazioni della funzionalita' epatica. Aumenti della fosfatasi alcalina fino avalori 5 volte superiori quelli normali si sono verificati nel 6,6% dei pazienti ma potrebbero essere stati provocati da alterazioni a carico delle ossa. Valori di bilirubinemia 5 volte superiori quelli normali furono osservati nell'1,5% dei pazienti ma il 90% dei pazienti avevavalori di bilirubinemia normali. La gemcitabina dovrebbe essere usatacon cautela in pazienti con funzionalita' epatica alterata. La nausea, sia singolarmente che accompagnata da vomito, e' stata osservata incirca 1/3 dei pazienti. Questo effetto indesiderato richiede una terapia in circa il 20% dei pazienti, e' raramente dose-limitante ed e' facilmente trattabile con gli antiemetici tradizionali. Solo lo 0,9% deipazienti ha presentato vomito intrattabile e solo lo 0,9% dei pazientiha interrotto il trattamento a causa della comparsa di nausea e vomito. In alcuni pazienti (7%) e' stata osservata diarrea di entita' da lieve a moderata; solo raramente e' stato necessario ricorrere alla terapia e comunque nessun paziente e' stato costretto a sospendere il trattamento con gemcitabina a causa di questo effetto indesiderato. E' stata inoltre osservata stomatite (7%). Apparato renale: lieve proteinuria ed ematuria sono state riscontrate in circa la meta' dei pazienti, ma raramente hanno raggiunto valori clinicamente significativi e non sono usualmente associate a variazioni della creatininemia o dell'uremia. La gemcitabina dovrebbe essere usata con cautela nei pazienti con funzionalita' renale alterata. Nei pazienti in trattamento con gemcitabina sono state raramente riportate segnalazioni cliniche compatibili con una sindrome uremica emolitica (H.U.S.). L'interruzione del trattamento costituisce la prima misura da adottare in presenza di segni sospetti di H.U.S.; il danno renale potrebbe non essere reversibile anche dopo l'interruzione del trattamento ed in tali casi dovra' essere presoin considerazione il ricorso alla dialisi. Manifestazioni allergiche:circa il 25% dei pazienti ha presentato un eritema, associato a prurito nel 10% dei casi. L'eritema e' usualmente di lieve entita', non e'dose-limitante e risponde alla terapia locale. Raramente sono state osservate desquamazione, vescicolazione ed ulcerazione. In rari casi (0,3%) la tossicita' cutanea ha determinato sospensione del trattamento.La gemcitabina e' generalmente ben tollerata durante l'infusione e sono stati osservati solo pochi casi di reazione nel sito di iniezione, ma nessun caso di necrosi tissutale nell'area circostante la sede di infusione. In meno dell'1% dei pazienti e' stato osservato broncospasmodopo la somministrazione di gemcitabina; il broncospasmo e' generalmente di lieve entita' e transitorio, ma talora puo' richiedere trattamento per via parenterale. La gemcitabina non deve essere somministrata apazienti con accertata ipersensibilita' al farmaco. Una reazione di tipo anafilattoide e' stata osservata molto raramente. Manifestazioni polmonari: circa il 10% dei pazienti, poche ore dopo la somministrazione di gemcitabina, ha presentato dispnea che, generalmente, e' risultata essere di lieve entita', di breve durata, raramente dose-limitante e, di solito, e' scomparsa senza effettuare alcuna terapia specifica. Non e' nota l'etiopatogenesi di questo effetto e neppure e' chiara la sua correlabilita' con la gemcitabina. Solo lo 0,6% dei pazienti ha interrotto il trattamento per la comparsa di dispnea e solo lo 0,1% di questi casi sono stati considerati correlati alla terapia. Manifestazioni polmonari, talvolta gravi (come l'edema polmonare, la polmonite interstiziale, o la sindrome da distress respiratorio dell'adulto - ARDS),sono state riscontrate raramente durante terapia con gemcitabina. Lacausa di tali manifestazioni non e' nota. Se si verificano tali manifestazioni, considerare la possibilita' di interrompere il trattamento con gemcitabina. L'impiego tempestivo di misure di supporto adeguate puo' contribuire a migliorare il quadro clinico. Manifestazioni a caricodel sistema nervoso centrale: circa il 10% dei pazienti ha presentatosonnolenza di entita' variabile e solo lo 0,1% di essi ha interrottola terapia a causa di questo evento. Raramente sono state osservate anche astenia (con interruzione della terapia nell'1,4% dei pazienti) eparestesie (3,4%). Sindrome simil-influenzale: una sindrome simil-influenzale e' stata osservata in circa il 20% dei pazienti. Questa e' risultata di lieve entita', di breve durata e, raramente, dose-limitante;solo nell'1,5% dei pazienti si e' manifestata con una certa gravita'.Febbre, cefalea, mal di schiena, brividi, mialgia, astenia ed anoressia sono stati i sintomi piu' comunemente osservati.