Depamag

Depamag è indicato per il trattamento di:

DENOMINAZIONE:

DEPAMAG

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Antiepilettici.

PRINCIPI ATTIVI:

Magnesio dipropilacetato.

ECCIPIENTI:

Compresse: idrossipropilcellulosa, carbossimetilcellulosa sodica, silice precipitata, talco, magnesio stearato, cellulosa microcristallina,cellulosa acetoftalato, dietile ftalato, dimeticone 350, idrossipropilmetilcellulosa, polietilenglicole 6000. Soluzione orale: acqua depurata F.U.

INDICAZIONI:

Piccolo male tipo assenza, dove e' normalmente utilizzato da solo; grande male, dove e' utilizzato piu' frequentemente in associazione con barbiturici; epilessia mista essenziale grande male/piccolo male, dovepuo' essere utilizzato sia da solo che in associazione ai barbiturici,e sia ancora associato, nei casi particolarmente ribelli, ad altri medicamenti con cui il paziente era gia' stato trattato in precedenza; differenti forme di epilessia focalizzata, che reagiscono male ai mezziterapeutici antiepilettici classici.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Epatite acuta; Epatite cronica; Anamnesi personale o familiare di grave epatopatia, soprattutto indotta da farmaci; Ipersensibilita' verso icomponenti o altre sostanze strettamente correlate dal punto di vistachimico; Porfiria; Emorragie in atto; Allattamento; Generalmente controindicato nei neonati e nei bambini al di sotto dei tre anni di eta'.

POSOLOGIA:

Adulti: 4-6 compresse da 200 mg; 2-3 compresse da 500 mg; 8-12 ml di soluzione al giorno (in due-tre somministrazioni). Bambini: 20-30 mg per kg di peso al giorno in due-tre somministrazioni.

CONSERVAZIONE:

Non sono richieste.

AVVERTENZE:

Epatopatie. E' stato eccezionalmente riportato un grave danno epaticoche talvolta si e' rivelato fatale. I pazienti piu' a rischio, soprattutto in caso di terapia anticonvulsiva multipla, sono i neonati ed i bambini sotto i tre anni con gravi forme di epilessia, in particolare quelli con danno cerebrale, ritardo psichico e/o con malattia metabolica o degenerativa congenita. Dopo il compimento dei tre anni l'incidenza si riduce significativamente e diminuisce progressivamente con l'eta'. Nella maggior parte dei casi il danno epatico si e' verificato durante i primi sei mesi di terapia. I sintomi clinici sono essenziali peruna diagnosi precoce. In particolare, soprattutto nei pazienti a rischio, devono essere prese in considerazione due tipi di manifestazioniche possono precedere l'ittero: ricomparsa degli attacchi epilettici;sintomi non specifici, generalmente a rapida insorgenza, quali astenia, anoressia, letargia, sonnolenza, a volte associati a vomito ripetutoe dolore addominale. I pazienti (o i loro genitori, se questi sono bambini) devono essere avvertiti di informare immediatamente il propriomedico qualora si verifichi uno qualsiasi dei segni sopra riportati. Oltre ai controlli clinici, dovra' essere intrapreso il controllo ematochimico immediato della funzionalita' epatica. La funzionalita' epatica deve essere controllata periodicamente durante i primi sei mesi di terapia. Tra le analisi abituali le piu' pertinenti sono quelle che riflettono la sintesi proteica, soprattutto il tempo di protrombina. La conferma di una di una percentuale di attivita' protrombinica particolarmente bassa, soprattutto se associata ad altri rilievi biologici anormali (significativa diminuzione del fibrinogeno e dei fattori della coagulazione; aumento dei livelli di bilirubina e aumento delle transaminasi) richiede l'interruzione della terapia con valproato. Come precauzione e in caso essi siano assunti contemporaneamente, devono essere interrotti anche i salicilati, poiche' metabolizzati per la stessa via.Prima dell'inizio della terapia devono essere eseguiti test di funzionalita' epatica che, periodicamente, devono essere ripetuti durante iprimi sei mesi, soprattutto nei pazienti a rischio. Come per la maggior parte dei farmaci antiepilettici, si possono notare aumenti degli enzimi epatici particolarmente all'inizio della terapia; essi sono transitori e isolati, non accompagnati da segni clinici. In questi pazientisi raccomandano indagini di laboratorio piu' approfondite (compreso il tempo di protrombina), si puo' inoltre prendere in considerazione unaggiustamento della posologia e, se necessario, si devono ripetere leanalisi. La prescrizione di una monoterapia e' raccomandata nei bambini al di sotto dei tre anni, ma il beneficio potenziale deve essere valutato prima dell'inizio della terapia in confronto all'elevato rischio di danno epatico in questi pazienti. L'uso concomitante di salicilati deve essere evitato nei bambini al di sotto dei tre anni per il rischio di epatotossicita'. Si raccomanda di eseguire le analisi del sangue (emacromo completo con conta delle piastrine, tempo di sanguinamentoe prove di coagulazione) prima dell'inizio della terapia o prima di un intervento chirurgico e nel caso di ematomi o sanguinamenti spontanei. Nei pazienti con insufficienza renale e' necessario tenere conto dell'aumento dei livelli sierici di acido valproico libero e diminuire di conseguenza la posologia. Sebbene siano state solo eccezionalmente riscontrate malattie immunitarie durante l'uso di valproato, e' bene considerare il potenziale beneficio del valproato rispetto al potenzialerischio in pazienti con lupus erythematosus sistemico. Poiche' sono stati riportati dei casi eccezionali di pancreatite, e' raccomandabileche nei pazienti con dolore addominale acuto venga dosata l'amilasemia. Qualora si sospetti un ciclo dell'urea alterato, prima del trattamento di deve valutare l'iperammoniemia, poiche' con valproato e' possibile un peggioramento. Durante il trattamento terapeutico e' opportuno che venga controllata periodicamente la magnesiemia. Casi di ideazionee comportamento suicidari sono stati riportati nei pazienti in trattamento con farmaci antiepilettici nelle loro diverse indicazioni. Una meta-analisi di trials clinici randomizzati verso placebo ha, inoltre, evidenziato la presenza di un modesto incremento del rischio di ideazione e comportamento suicidario. Il meccanismo di tale rischio non e' stato stabilito e i dati disponibili non escludono la possibilita' di incremento di rischio. Pertanto, i pazienti dovrebbero essere monitoratiper eventuali segni di ideazione e comportamento suicidari ed in talcaso dovrebbe essere preso in considerazione un appropriato trattamento. I pazienti (e chi ne ha cura) dovrebbero essere istruiti ad avvertire il proprio medico curante qualora emergano i segni di ideazione o comportamento suicidari.

INTERAZIONI:

Effetti del valproato su altri farmaci. Neurolettici, anti-MAO e antidepressivi: il valproato puo' potenziare l'effetto di altri farmaci psicotropi come i neurolettici, gli anti-MAO e gli antidepressivi; quindisi consiglia di eseguire un monitoraggio clinico e, quando necessario, un aggiustamento del dosaggio. Fenobarbital: poiche' il valproato aumenta le concentrazioni plasmatiche di fenobarbital (per inibizione del catabolismo epatico) puo' verificarsi sedazione, soprattutto nei bambini. Si raccomanda, quindi, un monitoraggio clinico per i primi quindici giorni del trattamento combinato, con immediata riduzione delle dosi di fenobarbital in caso di sedazione e l'eventuale controllo dei livelli plasmatici di fenobarbital. Primidone: il valproato aumenta i livelli plasmatici di primidone con potenziamento dei suoi effetti indesiderati (sedazione); questa interazione cessa con il trattamento a lungo termine. Si raccomanda il monitoraggio clinico, specialmente all'inizio della terapia combinata, con un aggiustamento del dosaggio del primidone quando necessario. Fenitoina: inizialmente il valproato diminuisce la concentrazione plasmatica totale della fenitoina, aumentandonepero' la frazione libera, con possibili sintomi di sovradosaggio (l'acido valproico sposta la fenitoina dai suoi siti di legame proteico erallenta il suo catabolismo epatico). Si raccomanda, pertanto, il monitoraggio clinico; in caso di dosaggio plasmatico della fenitoina, si deve tenere in considerazione soprattutto la frazione libera. Successivamente, in seguito a trattamento cronico, le concentrazioni di fenitoina tornano ai valori iniziali pre-valproato. Lamotrigina: il valproatopuo' ridurre il metabolismo della lamotrigina, quindi quando necessario e' opportuno diminuire il dosaggio di quest'ultima. Etosuccimide: il valproato puo' causare aumento delle concentrazioni plasmatiche della etosuccimide. Effetti di altri farmaci sul valproato. Gli antiepilettici con effetto di induzione enzimatica (in particolare fenitoina, fenobarbital e carbamazepina) diminuiscono le concentrazioni sieriche del valproato. Nel caso di terapia combinata i dosaggi vanno aggiustatiin base ai livelli ematici. La meflochina aumenta il metabolismo dell'acido valproico ed ha per di piu' effetto convulsivante, quindi nei casi di terapia combinata possono verificarsi attacchi epilettici. In caso di uso comcomitante di valproato e di sostanze che si legano altamente alle proteine (aspirina), i livelli sierici liberi di valproato possono aumentare. I livelli sierici di valproato possono aumentare (pereffetto di un metabolismo epatico ridotto) in caso di uso concomitante di cimetidina o eritromicina. Altre interazioni. Il valproato generalmente non ha un effetto di induzione enzimatica; di conseguenza non riduce l'efficacia degli estroprogestinici in caso di contraccezione ormonale. In caso di uso concomitante di farmaci anticoagulanti orali deve essere effettuato un attento monitoraggio del tempo di protrombina.

EFFETTI INDESIDERATI:

Rari casi di epatite. Rischio teratogeno. Stati confusionali o convulsivi: qualche caso di stato stuporoso e' stato descritto durante la terapia con l'acido valproico; erano casi isolati o associati ad un aumento dell'incidenza di attacchi epilettici durante la terapia e sono regrediti con l'interruzione del trattamento o con la diminuzione del dosaggio. Questi casi sono stati riportati soprattutto durante la terapiacombinata (in particolare con fenobarbital) o dopo un brusco aumentodelle dosi di valproato. Disturbi digestivi (nausea, gastralgia) si verificano frequentemente in alcuni pazienti all'inizio del trattamento,ma generalmente scompaiono dopo qualche giorno senza interrompere iltrattamento. Spesso sono stati riportati effetti indesiderati transitori e/o dose-dipendenti: perdita dei capelli, fine tremore posturale. Sono stati riportati casi isolati di riduzione del fibrinogeno o di allungamento del tempo di sanguinamento, generalmente senza segni cliniciassociati e in particolare con alte dosi (il valproato ha un effettoinibitore sulla seconda fase dell'aggregazione piastrinica). Comparsafrequente di: trombocitopenia, rari casi di anemia, leucopenia o pancitopenia. Sono stati occasionalmente riportati casi di pancreatite, talvolta letale. E' stata riportata la comparsa di vasculiti. Puo' frequentemente presentarsi una moderata iperammoniemia isolata, senza alterazione dei test di funzionalita' epatica e cio' non deve essere causa di interruzione del trattamento. Tuttavia in corso di monoterapia o dipoliterapia (fenobarbitale, carbamazepina, fenitoina, topiramato) si puo' avere una sindrome acuta di encefalopatia iperammoniemica, con normale funzione epatica ed assenza di citolisi. La sindrome encefalopatica iperammoniemica indotta dal valproato si manifesta in forma acuta ed e' caratterizzata da perdita della coscienza, e segni neurologici focali e generali con incremento della frequenza degli attacchi epilettici. Puo' comparire dopo alcuni giorni o alcune settimane dall'inizio della terapia e regredisce con la sospensione del valproato. L'encefalopatia non e' dose-correlata, e i cambiamenti dell'EEG sono caratterizzati da comparsa di onde lente e incremento delle scariche epilettiche.Puo' verificarsi aumento di peso; sono state anche riportate amenorrea e mestruazioni irregolari. Raramente e' stata riportata perdita dell'udito, sia reversibile che irreversibile; comunque non e' stato stabilito un rapporto causa-effetto. Rash, irritabilita' (occasionalmente aggressivita', iperattivita' e disturbi comportamentali), ipoplasia deiglubuli rossi, riduzione del fibrinogeno. Sono stati riportati anchecasi di sindrome di Stevens-Johnson e di necrolisi epidermica tossica.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

Il valproato e' l'antiepilettico di scelta in pazienti con alcuni tipidi epilessia come quella generalizzata con o senza mioclono o fotosensibilita'. Per l'epilessia parziale il Valproato dovrebbe essere usatosolo in casi resistenti ad altri trattamenti. Una maggiore incidenzadi anomalie congenite comprese ipospadia, dismorfia facciale e malformazioni degli arti, e' stata riportata nella prole nata da madri con epilessia che sono state trattate con il Valproato rispetto al trattamento con altri farmaci antiepilettici. Il Valproato durante la gravidanza dovrebbe essere prescritto come monoterapia alla piu' bassa dose efficace, in dosi frazionate e se possibili in forme a rilascio prolungato. Esiti anomali della gravidanza tendono ad essere associati con dosigiornaliere piu' alte e con elevate dosi per ogni somministrazione. E' stato dimostrato che valori elevati di picco plasmatico ed elevate quantita' per ciascuna somministrazione sono associate con difetti deltubo neurale. L'incidenza dei difetti del tubo neurale aumenta con l'incremento del dosaggio, specialmente al di sopra di 1000 mg/die. L'usodel valproato e' associato con difetti del tubo neurale con incidenzadall'1% al 2%. L'integrazione dietetica con acido folico prima dellagravidanza, puo' ridurre l'incidenza dei difetti del tubo neurale neineonati di donne ad alto rischio. Le pazienti dovrebbero prendere in considerazione di assumere 5 mg di acido folico al giorno quando pianificano una gravidanza. Sono stati riportati casi molto rari di sindromeemorragica in neonati le cui madri hanno assunto Valproato durante lagravidanza. Questa sindrome e' correlata alla ipofibrinogenemia. Sonostati riportati anche casi di afibrinogenemia che possono essere fatali. Pertanto nei neonati devono essere controllati: conta piastrinica,livello plasmatico del fibrinogeno, test di coagulazione e fattori della coagulazione. Nelle donne che diventano gravide devono essere condotte indagini diagnostiche durante la gravidanza come ad esempio ecografie o altre tecniche appropriate. Non ci sono prove che suggeriscanoche le madri che assumono valproato non debbano allattare.