Cardirene os

Cardirene os è indicato per il trattamento di:

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Antitrombotico.

INDICAZIONI:

Prevenzione della trombosi coronarica: dopo infarto del miocardio, inpazienti con angina pectoris instabile, angina stabile cronica ed in pazienti con fattori di rischio multipli (ipertensione arteriosa, ipercolesterolemia, obesita', diabete mellito e familiarita' per cardiopatia ischemica); profilassi degli eventi ischemici occlusivi in pazienticon attacchi ischemici transitori (TIA) e dopo ictus cerebrale; prevenzione della riocclusione dei by-pass aorto-coronarici, e nella angioplastica coronarica percutanea transluminale (PTCA); prevenzione della trombosi durante circolazione extracorporea, nei pazienti in emodialisie nella sindrome di Kawasaki.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

L'uso di questo medicinale e' controindicato nei bambini e nei ragazzidi eta' inferiore a sedici anni. Assolute: ulcera gastroduodenale inevoluzione; antecedenti di ipersensibilita' ai salicilici (broncospasmo, reazioni anafilattiche), malattie emorragiche costituzionali o acquisite. Relative: associazioni sconsigliate: con anticoagulanti orali (anche a basse dosi); con l'eparina; con ticlopidina; con altri FANS. Dose > 100mg/die durante il terzo trimestre di gravidanza

POSOLOGIA:

Nell'adulto: 1 bustina al giorno da sciogliersi in un bicchiere d'acqua. Il trattamento deve iniziare con Cardirene 160 mg o Cardirene 300 mg, secondo prescrizione medica, subito dopo la comparsa dei primi sintomi e proseguire per almeno 5 settimane. E' possibile proseguire la terapia con Cardirene 75 mg o Cardirene 100 mg. Dopo infarto miocardicooltre che nell'angina instabile il trattamento sara' iniziato il piu'presto possibile sia in caso di primo episodio che in caso di recidiva. Da utilizzarsi solamente su prescrizione del medico.

AVVERTENZE:

Impiegare con precauzione: in caso di antecedenti di ulcera gastrica oduodenale o di emorragia; in caso di insufficienza renale; in caso diasma; in presenza di dispositivo intrauterino. Uso concomitante di antidiabetici, antiacidi, diuretici, glucocorticoidi. Sconsigliato: nella gotta; nelle metrorragie e/o menorragie per il rischio di aumentare,in corso di trattamento con acido acetilsalicilico (ASA), l'entita' ela durata delle mestruazioni. Questa specialita' medicinale non deveessere utilizzata nei bambini e nei ragazzi di eta' inferiore a 16 anni. I soggetti di eta' superiore ai 70 anni di eta', soprattutto in presenza di terapie concomitanti, devono usare questo medicinale solo dopo aver consultato un medico.

INTERAZIONI:

Associazioni sconsigliate: eparina, pentossifillina, trombolitici e ticlopidina: si determina aumento del rischio emorragico; altri FANS; uricosurici: l'associazione causa diminuzione dell'effetto uricosurico;anticoagulanti orali con piccole dosi di ASA. Associazioni controindicate: anticoagulanti orali con forti dosi di ASA; ,etotrexato: particolarmente ad alte dosi, causa un aumento di tossicita'. Associazioni cherichiedono precauzioni, antidiabetici (in particolare sulfoniluree) einsulina: potenziamento dell'effetto ipoglicemizzante, antiacidi: assumere gli antiacidi a distanza dei salicilici (2 ore). Diuretici: a forti dosi di salicilici, idratare il paziente, sorvegliare la funzionerenale all'inizio del trattamento per evitare una possibile insufficienza renale acuta nel paziente disidratato. Glucocorticoidi: diminuzione della salicilemia durante trattamenti con corticoidi e rischio di sovradosaggio salicilico dopo sospensione.

EFFETTI INDESIDERATI:

Ulcera gastrica. Emorragie digestive palesi (ematemesi, melena, ecc.)o occulte, responsabili di anemia ferropriva. Sindromi emorragiche (epistassi, gengivorragie, porpora, ecc.) con prolungamento del tempo disanguinamento. Questo effetto persiste per 4-8 giorni dopo interruzione dell'ASA e puo' creare un rischio emorragico in caso di interventi chirurgici. Episodi di sensibilizzazione (edema, orticaria, asma, crisianafilattiche). Dolori addominali. L'ASA puo' prolungare il travaglioe ritardare il parto.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

Gravidanza: nell'animale: e' stato osservato un effetto teratogeno. Nell'uomo: in base a molteplici studi epidemiologici (in particolare unostudio prospettico in un alto numero di donne) non e' stato constatato alcun effetto teratogeno dell'ASA, a seguito di somministrazioni saltuarie durante il primo trimestre di gravidanza. I dati sono meno numerosi per trattamenti cronici. L'impiego in gravidanza per lunghi periodi e la somministrazione negli ultimi tre mesi della gravidanza devonoavvenire soltanto dietro prescrizione medica perche' l'acido acetilsalicilico puo' provocare fenomeni emorragici nel feto e nella madre, ritardi di parto e, nel nascituro, precoce chiusura del dotto di Botallo. Durante gli ultimi tre mesi ed in particolare nelle ultime settimanedi gravidanza, sarebbe comunque opportuno evitare l'uso di acido acetilsalicilico. Basse dosi (fino a 100 mg/die): gli studi clinici indicano che le dosi fino a 100 mg/die possono essere considerate sicure limitatamente ad un impiego in ambito ostetrico, che richiede un monitoraggio specialistico. Dosi di 100-500 mg/die: ci sono insufficienti daticlinici relativi all'uso di dosi superiori a 100 mg/die fino a 500 mg/die. Quindi, le raccomandazioni di seguito riportate per le dosi di 500 mg/die ed oltre si applicano anche a questo range di dosaggio. Dosidi 500 mg/die ed oltre: l'inibizione della sintesi di prostaglandinepuo' interessare negativamente la gravidanza e/o lo sviluppo embrio/fetale. Risultati di studi epidemiologici suggeriscono un aumentato rischio di aborto e di malformazione cardiaca e di gastroschisi dopo l'usodi un inibitore della sintesi delle prostaglandine, nelle prime fasidella gravidanza. Il rischio assoluto di malformazioni cardiache era aumentato da meno dell'1% fino a circa l'1,5%. E' stato stimato che ilrischio aumenta con la dose e la durata della terapia. Negli animali,la somministrazione di inibitori della sintesi di prostaglandine ha mostrato di provocare un aumento della perdita di pre e post-impianto edi mortalita' embrione-fetale. Inoltre, un aumento di incidenza di varie malformazioni, inclusa quella cardiovascolare, e' stato riportato in animali a cui erano stati somministrati inibitori della sintesi delle prostaglandine, durante il periodo organogenetico. Durante il primoe il secondo trimestre di gravidanza, l'acido acetilsalicilico non deve essere somministrato se non in casi strettamente necessari. Se l'acido acetilsalicilico e' usato da una donna in attesa di concepimento odurante il primo e secondo trimestre di gravidanza, la dose e la durata del trattamento devono essere mantenute le piu' basse possibili. Durante il terzo trimestre di gravidanza, tutti gli inibitori della sintesi delle prostaglandine possono esporre il feto a: tossicita' cardiopolmonare (con chiusura prematura del dotto arterioso e ipertensione polmonare); disfunzione renale, che puo' progredire in insufficienza renale con oligo-idroamnios; la madre e il neonato, alla fine della gravidanza, a: possibile prolungamento del tempo di sanguinamento, ed effetto antiaggregante che puo' occorrere anche a dosi molto basse; inibizione delle contrazioni uterine risultanti in ritardo o prolungamento deltravaglio. Conseguentemente, l'acido acetilsalicilico alle dosi > 100mg/die e' controindicato durante il terzo trimestre di gravidanza: allattamento: si sconsiglia l'assunzione ripetuta di ASA durante l'allattamento a causa del possibile rischio di comparsa di acidosi e sindrome emorragica nel lattante.