Betaferon

Betaferon è indicato per il trattamento di:

DENOMINAZIONE:

BETAFERON - Confezioni singole

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Immunostimolanti.

PRINCIPI ATTIVI:

Interferone beta-1b* ricombinante 250 mcg (8,0 milioni di UI) per ml di soluzione ricostituita.

ECCIPIENTI:

Flaconcino (con polvere per soluzione iniettabile): albumina umana; mannitolo. Solvente [soluzione di cloruro di sodio 5,4 mg/ml (0,54% p/v)]: cloruro di sodio; acqua per preparazioni iniettabili.

INDICAZIONI:

Trattamento di: pazienti che abbiano manifestato un singolo evento demielinizzante con un processo infiammatorio attivo abbastanza grave dagiustificare il trattamento con corticosteroidi per via endovenosa, per i quali siano state escluse altre diagnosi, e che siano consideratiad alto rischio per lo sviluppo di una sclerosi multipla clinicamentedefinita; pazienti con sclerosi multipla recidivante-remittente caratterizzata da due o piu' recidive nell'arco degli ultimi due anni; pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva con malattia in faseattiva, evidenziata da recidive.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Inizio del trattamento in gravidanza. Pazienti con pregressa storia diipersensibilita' all'interferone beta naturale o ricombinante, all'albumina umana o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Pazienti che presentano una grave depressione e/o ideazione suicida. Pazienti con scompenso epatico.

POSOLOGIA:

Adulti: 250 mcg (8,0 milioni di UI), contenuti in 1 ml di soluzione ricostituita, da iniettare sottocute a giorni alterni. Non sono stati condotti studi clinici specifici o studi di farmacocinetica su bambini eadolescenti. I limitati dati pubblicati suggeriscono che il profilo di sicurezza negli adolescenti dai 12 ai 16 anni d'eta' che hanno assunto il medicinale alla dose di 8,0 milioni di UI per via sottocutanea agiorni alterni sia simile a quello osservato negli adulti. Non ci sono informazioni sull'uso del farmaco nei bambini al di sotto di 12 annid'eta', pertanto non deve essere utilizzato. In generale si raccomanda la titolazione della dose all'inizio del trattamento. Si consiglia di cominciare con 62,5 mcg (0,25 ml) per via sottocutanea a giorni alterni e di aumentare lentamente la dose fino a raggiungere 250 mcg (1,0ml) a giorni alterni. Il periodo di titolazione puo' essere modificatoin caso di comparsa di una qualsiasi reazione avversa significativa.Per ottenere una buona efficacia e' opportuno arrivare ad una dose di250 mcg (1,0 ml) a giorni alterni. Attualmente non e' noto per quantotempo il paziente debba essere trattato. Nella sclerosi multipla recidivante-remittente e' stata dimostrata l'efficacia del trattamento peri primi due anni. I dati disponibili per i restanti tre anni supportano l'efficacia del trattamento per l'intero periodo. Nei pazienti che abbiano manifestato un singolo evento clinico indicativo di sclerosi multipla, l'efficacia e' stata dimostrata per un periodo di tre anni. Iltrattamento non e' consigliato nei pazienti affetti da sclerosi multipla recidivante-remittente che abbiano avuto meno di due recidive nei2 anni precedenti o nei pazienti con sclerosi multipla secondaria progressiva che non hanno presentato una forma attiva della malattia nei 2anni precedenti. Se il paziente non risponde, per esempio si riscontri una progressione costante nella EDSS per 6 mesi, o sia necessaria lasomministrazione per almeno 3 cicli di ACTH o di corticosteroidi nelcorso di un anno malgrado la terapia, il trattamento deve essere interrotto.

CONSERVAZIONE:

Non conservare a temperatura superiore ai 25 gradi C. Non congelare.

AVVERTENZE:

La somministrazione di citochine a pazienti con preesistente gammopatia monoclonale e' stata associata con lo sviluppo della sindrome da alterata permeabilita' capillare sistemica, con sintomatologia shock-simile ed esito fatale. In rari casi e' stata osservata pancreatite, spesso associata a ipertrigliceridemia. Somministrare con prudenza nei pazienti che presentano o che hanno presentato disturbi depressivi, in particolare in quelli con precedenti di ideazione suicida. E' noto che ladepressione e l'ideazione suicida si manifestano piu' frequentementenei pazienti affetti da sclerosi multipla e in associazione all'uso diinterferone. I pazienti che manifestino depressione devono essere strettamente monitorati durante la terapia. Somministrare con cautela neipazienti con pregressa storia di convulsioni e in quelli trattati conanti-epilettici, in modo particolare se l'epilessia non e' adeguatamente controllata con anti-epilettici. Poiche' questo prodotto contienealbumina umana puo' comportare un rischio potenziale di trasmissione di malattie virali. Il rischio di trasmissione della malattia di Creutzfeld-Jacob (CJD) non puo' essere escluso. Nei pazienti con pregressa storia di disfunzione tiroidea sono raccomandati test di funzionalita'tiroidea o secondo indicazione clinica. Prima di iniziare il trattamento e ad intervalli regolari in corso di terapia, oltre ai test di laboratorio normalmente richiesti per il monitoraggio di pazienti con sclerosi multipla devono essere effettuati una conta completa delle cellule ematiche ed una conta leucocitaria differenziale, una conta delle piastrine ed esami chimici del sangue, tra cui i test di funzionalita' epatica (ad es. AST (SGOT), ALT (SGPT) e gamma-GT), da ripetere poi periodicamente in assenza di sintomi clinici. I pazienti con anemia, trombocitopenia o leucopenia (da sole o in qualsiasi combinazione) possonorichiedere un monitoraggio piu' accurato della conta completa delle cellule ematiche, associata a conta differenziale e piastrinica. I soggetti che vanno incontro a neutropenia dovranno essere accuratamente monitorati per la possibile insorgenza di febbre o di infezioni. Si sonoavute segnalazioni di trombocitopenia con notevole diminuzione dellaconta piastrinica. Aumenti asintomatici delle transaminasi sieriche, nella maggior parte dei casi leggere e transitorie, si sono verificaticomunemente in pazienti trattati con Betaferon durante gli studi clinici. Sono stati riportati raramente lesioni epatiche gravi, inclusi i casi di insufficienza epatica. Gli eventi piu' gravi si sono presentatispesso in pazienti esposti ad altri farmaci o sostanze note per essere associate con epatotossicita' o in presenza di condizione medica dicomorbidita' (es. malattia maligna metastatica, infezione grave e sepsi, abuso di alcool). Il riscontro di un innalzamento delle transaminasi sieriche richiede attenta sorveglianza ed analisi. Si raccomanda diprendere in considerazione la sospensione del trattamento in caso di incremento significativo dei livelli o di presenza contemporanea di sintomi clinici, come ad esempio l'ittero. In assenza di evidenza clinicadi un danno epatico e dopo normalizzazione dei livelli degli enzimi epatici, si puo' considerare di riprendere il trattamento effettuando un appropriato monitoraggio delle funzioni epatiche. Usare cautela e monitorare attentamente i pazienti con grave insufficienza renale qualora venga loro somministrato interferone beta. Somministrare con cautelanei pazienti affetti da preesistenti alterazioni cardiache. I pazienti con significativi disturbi cardiaci preesistenti, ad esempio insufficienza cardiaca congestizia, malattia coronarica o aritmia, devono essere monitorati per il possibile peggioramento delle condizioni cardiache, in particolare all'inizio del trattamento. I sintomi della sindrome simil-influenzale associati agli interferoni beta possono rivelarsistressanti per pazienti affetti da significativa malattia cardiaca preesistente. Durante il periodo successivo all'immissione in commercio molto raramente e' stato riferito un peggioramento delle condizioni cardiache in soggetti con significativa malattia cardiaca preesistente, temporaneamente associato all'inizio della terapia. Sono stati riferitirari casi di cardiomiopatia; se cio' dovesse verificarsi e fosse sospettata una correlazione con Betaferon, il trattamento deve essere interrotto. Si possono riscontrare reazioni serie di ipersensibilita' (rare reazioni acute gravi come broncospasmo, anafilassi e orticaria). Inpresenza di reazioni gravi, il medicinale deve essere sospeso. E' stata riferita la comparsa di necrosi nella sede di iniezione che puo' essere estesa e puo' interessare lo strato muscolare cosi' come lo stratoadiposo causando quindi la formazione di cicatrici. Occasionalmente e' necessario lo sbrigliamento e, meno frequentemente, un innesto cutaneo e la guarigione puo' richiedere fino a 6 mesi. Nei pazienti con lesioni multiple il trattamento deve essere interrotto fino a guarigioneavvenuta. I pazienti con lesioni singole possono continuare la terapiaa condizione che la necrosi non sia troppo estesa. Per ridurre al minimo il rischio di necrosi nella sede di iniezione e' necessario informare il paziente di adottare tecniche di iniezione in asepsi ed alternare le sedi di iniezione ad ogni somministrazione. L'incidenza delle reazioni nella sede d'iniezione puo' essere ridotta con un autoiniettore. Le procedure di autoiniezione devono essere riverificate periodicamente specialmente nel caso in cui si siano verificate reazioni nella sede d'iniezione. Come per tutte le proteine per uso terapeutico, e' presente un potenziale di immunogenicita'. Lo sviluppo di attivita' neutralizzante e' associato ad una riduzione dell'efficacia clinica solo per quanto riguarda l'insorgenza di recidive. Alcune analisi suggeriscono che questa riduzione di efficacia possa essere maggiore nei pazienticon alti livelli di attivita' neutralizzante. E' stato dimostrato invitro che il prodotto ha una reazione crociata con l'interferone betanaturale; tuttavia, cio' non e' stato indagato in vivo e il suo significato clinico e' incerto. Ci sono pochi e incoerenti dati su pazientiche hanno sviluppato attivita' neutralizzante e che hanno completato il trattamento. La decisione se proseguire o meno il trattamento deve essere basata sull'andamento clinico della malattia piuttosto che sullapositivita' agli anticorpi neutralizzanti.

INTERAZIONI:

Non sono stati effettuati studi di interazione. L'effetto della somministrazione a giorni alterni di 250 mcg (8,0 milioni di UI) sul metabolismo di farmaci in pazienti con sclerosi multipla non e' noto. La somministrazione, per periodi fino a 28 giorni, di corticosteroidi o di ACTH per la terapia delle recidive e' risultata ben tollerata dai soggetti in trattamento. Data la mancanza di esperienza clinica, nei pazienti con sclerosi multipla l'uso concomitante di Betaferon e di immunomodulatori diversi dai corticosteroidi o dall'ACTH e' sconsigliato. E' stato segnalato che gli interferoni riducono l'attivita' degli enzimi epatici dipendenti dal citocromo P450 nell'uomo e negli animali. E' necessario essere prudenti nei casi in cui il farmaco venga somministratoin associazione a farmaci che presentano un ristretto indice terapeutico e la cui clearance e' largamente dipendente dal sistema del citocromo P450 epatico, ad esempio gli antiepilettici. Ulteriore cautela deveessere adottata in caso di associazione con farmaci che abbiano effetti sul sistema ematopoietico. Non sono stati condotti studi d'interazione con antiepilettici.

EFFETTI INDESIDERATI:

All'inizio del trattamento le reazioni avverse sono comuni, ma generalmente queste diminuiscono con la prosecuzione del trattamento. Le reazioni avverse osservate con maggiore frequenza comprendono un complessosintomatologico simil-influenzale (febbre, brividi, artralgia, malessere generale, sudorazione, cefalea o mialgia) e reazioni a livello della sede d'iniezione, principalmente dovuti agli effetti farmacologicidel medicinale. Dopo somministrazione di Betaferon si sono verificatefrequentemente reazioni nella sede di iniezione. Eritema, gonfiore, alterazioni del colorito della cute, infiammazione, dolore, ipersensibilita', necrosi e reazioni aspecifiche sono state associate significativamente al trattamento con 250 mcg (8 milioni di UI). In linea generale, si raccomanda una titolazione della dose all'inizio del trattamentoal fine di aumentare la tollerabilita' del farmaco. I sintomi simil-influenzali possono essere ridotti anche con la somministrazione di farmaci antinfiammatori non steroidei. L'incidenza delle reazioni nel sitod'iniezione puo' essere ridotta con l'uso di un autoiniettore. Moltocomuni (>= 1/10), comuni (>= 1/100 < 1/10), non comuni (>= 1/1.000 < 1/100) e rari (>= 1/10.000 < 1/1.000). Alterazioni del sangue e sistemalinfatico. Non comuni: anemia, trombocitopenia, leucopenia. Raro: linfadenopatia. Alterazioni del sistema immunitario. Rari: reazioni anafilattiche. Alterazioni del sistema endocrino. Rari: ipertiroidismo, ipotiroidismo, disturbi della tiroide. Alterazioni del metabolismo e della nutrizione. Rari: aumento dei trigliceridi nel sangue, anoressia. Disturbi psichiatrici. Non comuni: depressione. Rari: confusione, ansia,instabilita' emotiva, tentativo di suicidio. Alterazioni del sistemanervoso. Rari: convulsioni. Alterazioni cardiache. Rari: cardiomiopatia, tachicardia, palpitazioni. Alterazioni del sistema vascolare. Non comuni: ipertensione. Alterazioni dell'apparato respiratorio, del torace e del mediastino. Rari: bronco-spasmo, dispnea. Alterazioni dell'apparato gastrointestinale. Non comuni: vomito, nausea. Rari: pancreatite. Alterazioni del sistema epatobiliare. Non comuni: aumento dell'alanina amino-transferasi; aumento dell'aspartato amino-transferasi. Rari:aumento della bilirubinemia; aumento della gamma-glutamil-transferasi;apatite. Alterazioni della cute e del tessuto sottocutaneo. Non comuni: orticaria, rash, prurito, alopecia. Rari: alterazione del coloritocutaneo. Alterazioni dell'apparato muscoloscheletrico e tessuto connettivo. Non comuni: mialgia, ipertonia. Disordini del sistema riproduttivo e della mammella. Rari: disturbi mestruali. Disordini generali e alterazioni del sito di somministrazione. Molto comuni: sintomi similinfluenzali, brividi, febbre, reazioni nella sede d'iniezione, infiammazione nella sede d'iniezione, dolore nella sede d'iniezione. Comuni: necrosi nella sede d'iniezione. Rari: dolore toracico, malessere, sudorazione. Indagini diagnostiche. Rari: perdita di peso.

GRAVIDANZA E ALLATTAMENTO:

Le informazioni relative all'uso del prodotto in gravidanza sono limitate. I dati disponibili indicano che puo' esserci un rischio maggioredi aborto spontaneo. Le donne in eta' fertile devono adottare adeguatimetodi contraccettivi. In pazienti con un alto grado di recidive prima dell'inizio del trattamento, deve essere valutato il rischio di unarecidiva grave in seguito alla sospensione del trattamento in caso digravidanza rispetto al possibile maggior rischio di aborto spontaneo.Non e' noto se l'interferone beta-1b venga escreto nel latte materno.A causa del rischio potenziale di reazioni avverse gravi nel lattante,occorre decidere se sospendere l'allattamento o il trattamento.