Avastin infus

Avastin infus è indicato per il trattamento di:

DENOMINAZIONE:

AVASTIN

CATEGORIA FARMACOTERAPEUTICA:

Agenti antineoplastici.

PRINCIPI ATTIVI:

Bevacizumab.

ECCIPIENTI:

Trealosio diidrato, sodio fosfato, polisorbato 20 ed acqua per preparazioni iniettabili.

INDICAZIONI:

In combinazione con chemioterapia a base di fluoropirimidine e' indicato per il trattamento di pazienti con carcinoma metastatico del colone del retto. In combinazione con paclitaxel e' indicato per il trattamento in prima linea di pazienti con carcinoma mammario metastatico. Inaggiunta a chemioterapia a base di platino, e' indicato per il trattamento in prima linea di pazienti con carcinoma polmonare non a piccolecellule, non resecabile, avanzato, metastatico o in ricaduta, con istologia a predominanza non squamocellulare. In combinazione con interferone alfa-2a e' indicato per il trattamento in prima linea di pazienticon carcinoma renale avanzato e/o metastatico.

CONTROINDICAZIONI/EFFETTI SECONDARI:

Ipersensibilita' al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti. Ipersensibilita' ai prodotti derivati da cellule ovariche di criceto cinese (CHO) o ad altri anticorpi ricombinanti umani o umanizzati.Gravidanza. Pazienti affetti da metastasi del SNC non trattate.

POSOLOGIA:

Somministrato sotto la supervisione di un medico esperto nell'impiegodi specialita' medicinali antineoplastiche. Si raccomanda di continuare il trattamento fino alla progressione della malattia. La dose iniziale deve essere somministrata mediante infusione endovenosa di 90 minuti. Se la prima infusione e' ben tollerata, la seconda puo' essere somministrata in 60 minuti. Se l'infusione di 60 minuti e' ben tollerata,tutte le infusioni successive possono essere somministrate in 30 minuti. Non somministrare mediante infusione rapida endovenosa o bolo endovenoso. Le infusioni non devono essere somministrate o miscelate con soluzioni di glucosio. >>Carcinoma metastatico del colon e del retto (CCRm): 5 mg/kg o 10 mg/kg di peso corporeo una volta ogni 2 settimane oppure 7,5 mg/kg o 15 mg/kg di peso corporeo una volta ogni 3 settimane. Non e' raccomandata la riduzione della dose in caso di eventi avversi. Se necessario, la terapia deve essere interrotta definitivamente osospesa temporaneamente. >>Carcinoma mammario metastatico (CMm): 10 mg/kg di peso corporeo da somministrarsi una volta ogni 2 settimane oppure 15 mg/kg di peso corporeo da somministrarsi una volta ogni 3 settimane mediante infusione endovenosa. >>Carcinoma polmonare non a piccolecellule (NSCLC): somministrato in aggiunta a chemioterapia a base diplatino fino a 6 cicli di trattamento, seguiti dal farmaco in monoterapia fino alla progressione della malattia. La dose raccomandata e' di7,5 mg/kg o 15 mg/kg di peso corporeo, da somministrarsi una volta ogni 3 settimane mediante infusione endovenosa. Il beneficio clinico e' stato dimostrato in pazienti con NSCLC sia alla dose di 7,5 mg/kg sia di 15 mg/kg. >>Carcinoma renale avanzato e/o metastatico (CRm): 10 mg/kg di peso corporeo da somministrarsi una volta ogni 2 settimane mediante infusione endovenosa. >>Bambini e adolescenti: la sicurezza e l'efficacia non sono state definite. >>Anziani: non e' necessario attuare alcuna correzione della dose. >>Insufficienza renale: la sicurezza e l'efficacia non sono state studiate. >>Insufficienza epatica: la sicurezza e l'efficacia non sono state studiate.

CONSERVAZIONE:

Conservare in frigorifero (2 gradi C-8 gradi C). Non congelare. Tenereil flaconcino nell'imballaggio esterno per tenerlo al riparo dalla luce.

AVVERTENZE:

Durante il trattamento i pazienti possono essere maggiormente a rischio di sviluppare una perforazione gastrointestinale. In pazienti con carcinoma metastatico del colon o del retto, un processo infiammatorio intra-addominale puo' essere un fattore di rischio di perforazioni gastrointestinali, pertanto, e' opportuno osservare una certa cautela neltrattare questi pazienti. I pazienti possono essere maggiormente a rischio di sviluppare fistole. Nei pazienti che sviluppano una fistola TE(tracheoesofagea) o qualsiasi fistola di grado 4, la terapia deve essere interrotta definitivamente. Nei casi di fistole interne che non sisviluppano nel tratto gastrointestinale deve essere considerata la sospensione. Il medicinale puo' influire in modo negativo sul processo di cicatrizzazione. La terapia non deve essere iniziata per almeno 28 giorni dopo una chirurgia maggiore o fino a completa guarigione della ferita chirurgica. Nei pazienti che durante il trattamento manifestanodelle complicanze nel processo di cicatrizzazione, la terapia deve essere sospesa fino a completa guarigione della cicatrice. La terapia deve essere sospesa in caso di chirurgia elettiva. E' stata osservata unamaggior incidenza di ipertensione. I dati relativi alla sicurezza clinica indicano che l'incidenza di ipertensione e' probabilmente dose-dipendente. Prima di iniziare il trattamento e' necessario che l'ipertensione preesistente sia adeguatamente controllata. Non esistono dati sull'effetto del prodotto nei pazienti che presentano un'ipertensione non controllata al momento di iniziare la terapia. Nel corso della terapia e' generalmente raccomandato il monitoraggio della pressione sanguigna. Nella maggior parte dei casi l'ipertensione e' stata adeguatamente controllata con un trattamento antipertensivo standard appropriato per la situazione individuale del paziente colpito. L'uso di diureticiper il trattamento dell'ipertensione non e' consigliato nei pazienti sottoposti a regime chemioterapico a base di cisplatino. Interrompere in modo definitivo nel caso in cui l'ipertensione clinicamente significativa non possa essere adeguatamente controllata con una terapia antipertensiva o se il paziente manifesta crisi ipertensive o encefalopatiaipertensiva. Sono stati riportati rari casi di pazienti che hanno manifestato segni e sintomi correlati con la Sindrome LeucoencefalopaticaPosteriore Reversibile (SLPR), una rara malattia neurologica, che sipuo' manifestare, tra gli altri, con i seguenti segni e sintomi: attacchi epilettici, cefalea, alterazione dello stato mentale, disturbo della visione o cecita' corticale, associati o meno a ipertensione. La diagnosi di SLPR richiede la conferma mediante esami radiologici del cervello. Nei pazienti che manifestano la SLPR, si raccomanda il trattamento dei sintomi specifici incluso il controllo dell'ipertensione e l'interruzione della terapia; non e' nota la sicurezza di un'eventuale ripresa. I pazienti con una storia di ipertensione possono avere un rischio maggiore di sviluppare proteinuria, se trattati. Alcuni dati indicano che una proteinuria di grado 1 puo' essere correlata alla dose. Prima di iniziare la terapia e nel corso della stessa e' raccomandabileeffettuare un monitoraggio della proteinuria mediante analisi delle urine con strisce reattive. Nei pazienti che sviluppano una proteinuriadi grado 4 (sindrome nefrosica) la terapia deve essere interrotta in modo definitivo. L'incidenza di eventi tromboembolici arteriosi, inclusi casi di ictus cerebrale (CVA), attacchi ischemici transitori (TIA) einfarti del miocardio (IM), e' stata superiore nei pazienti trattaticon il medicinale associato a chemioterapia rispetto ai pazienti sottoposti a chemioterapia da sola. I pazienti in trattamento possono presentare rischi di eventi tromboembolici venosi, inclusa l'embolia polmonare. Il trattamento deve essere interrotto nei pazienti con embolia polmonare potenzialmente fatale (grado 4), i pazienti con grado 2,5 ml di sangue rosso vivo) non devono essere trattati. Sono stati riportati eventi consistenti con una diagnosi di insufficienza cardiaca congestizia. E' opportuno osservare una certa cautela quando si trattano pazienti con malattia cardiovascolareclinicamente significativa o con una pre-esistente insufficienza cardiaca congestizia. In pazienti trattati con regimi chemioterapici mielotossici insieme al farmaco, in confronto alla chemioterapia da sola, sisono osservati tassi piu' elevati di neutropenia grave, neutropenia febbrile o infezione con neutropenia grave (incluse alcune ad esito fatale).

INTERAZIONI:

>>Effetto degli agenti antineoplastici sulla farmacocinetica di bevacizumab. Sulla base dei risultati ottenuti da un'analisi farmacocineticadi popolazione non sono state osservate interazioni farmacocineticheclinicamente rilevanti della chemioterapia concomitante sulla disponibilita' del prodotto. Non si sono rilevate differenze nella clearance di pazienti trattati in monoterapia rispetto a pazienti trattati in combinazione con il regime IFL in bolo. L'effetto di altre chemioterapieconcomitanti sulla clearance del medicinale non e' considerato clinicamente significativo. >>Effetto di bevacizumab sulla farmacocinetica dialtri agenti antineoplastici. I risultati di uno studio di interazione tra farmaci, non ha dimostrato effetti significativi di bevacizumabsulla farmacocinetica di irinotecan e del suo metabolita attivo SN38.I risultati di uno studio su pazienti con carcinoma metastatico colorettale non hanno mostrato alcun effetto significativo di bevacizumab sulla farmacocinetica della capecitabina e dei suoi metaboliti e sulla farmacocinetica dell'oxaliplatino, determinato mediante il dosaggio delplatino libero e totale. I risultati di uno studio su pazienti con carcinoma renale non hanno dimostrato effetti significativi di bevacizumab sulla farmacocinetica dell'interferone alfa-2a. L'effetto potenziale di bevacizumab sulla farmacocinetica di cisplatino e di gemcitabinae' stato studiato in pazienti con NSCLC non squamocellulare. I risultati dello studio hanno evidenziato che bevacizumab non determina un effetto significativo sulla farmacocinetica del cisplatino. Considerata l'elevata variabilita' interpaziente e il campione limitato, i risultati di tale studio non consentono di trarre conclusioni definitive sull'impatto di bevacizumab sulla farmacocinetica della gemcitabina. >>Associazione di bevacizumab e sunitinib malato. In due studi clinici sul carcinoma renale metastatico, in 7 dei 19 pazienti trattati con l'associazione di bevacizumab (10 mg/kg ogni due settimane) e sunitinib malato (50 mg/die) e' stata segnalata anemia emolitica microangiopatica (MAHA). La MAHA e' una malattia emolitica che si puo' presentare con frammentazione dei globuli rossi, anemia e trombocitopenia. Inoltre, in alcuni di questi pazienti sono stati osservati ipertensione (comprese lecrisi ipertensive), creatininemia elevata e sintomi neurologici. Tutte queste manifestazioni sono risultate reversibili alla sospensione dibevacizumab e sunitinib malato. >>Radioterapia. Non e' stata stabilita la sicurezza e l'efficacia della somministrazione concomitante.

EFFETTI INDESIDERATI:

>>STUDI CLINICI. Le reazioni avverse al farmaco piu' gravi sono statele seguenti: perforazione gastrointestinale; emorragia, inclusa emorragia polmonare/emottisi, che e' piu' comune nei pazienti con tumore delpolmone non a piccole cellule; tromboembolia arteriosa. Eventi avversi riportati nella terapia in combinazione con diversi regimi chemioterapici in indicazioni multiple con frequenza molto comune (>= 10%) e comune (>= 1% - < 10%). >>Reazioni di grado 3-5 secondo il NCI-CTC. Infezioni ed infestazioni. Comune: sepsi, ascesso, infezione. Patologie del sistema emolinfopoietico. Molto comune: leucopenia, trombocitopenia,neutropenia. Comune: neutropenia febbrile, anemia. Disturbi del metabolismo e della nutrizione. Comune: disidratazione. Patologie del sistema nervoso. Molo comune: neuropatia sensoria periferica. Comune: accidente cerebrovascolare; sincope; sonnolenza; cefalea. Patologie cardiache. Comune: insufficienza cardiaca congestizia, tachicardia sopraventricolare. Patologie vascolari. Molto comune: ipertensione. Comune: tromboembolia (arteriosa), trombosi venosa profonda, emorragia. Patologierespiratorie, toraciche e mediastiniche. Comune: embolia polmonare, dispnea, ipossia, epistassi. Patologie gastrointestinali. Molto comune:diarrea, nausea, vomito. Comune: perforazione intestinale; ileo; ostruzione intestinale; dolore addominale; disordini gastrointestinali. Patologie della cute e del tessuto sottocutaneo. Comune: eritrodisestesiapalmo-plantare. Patologie del sistema muscoloscheletrico, del tessutoconnettivo e delle ossa. Comune: debolezza muscolare. Patologie renali e urinarie. Comune: proteinuria, infezione del tratto urinario. Patologie sistemiche e condizioni relative alla sede di somministrazione.Molto comune: astenia, affaticamento. Comune: dolore, letargia. >>Reazioni di tutti i gradi: anoressia; disgeusia, cefalea; disturbi oculari; ipertensione; dispnea, epistassi, rinite; costipazione, stomatite, emorragia rettale; dermatite esfoliativa, secchezza cutanea, discolorazione della pelle; proteinuria; piressia, astenia, dolore. La terapia e' stata associata a gravi episodi di perforazione gastrointestinale eda gravi episodi di fistole, alcuni dei quali ad esito fatale. Poiche'la terapia puo' influire negativamente sul processo di cicatrizzazione, i pazienti sottoposti a chirurgia maggiore nei precedenti 28 giornisono stati esclusi dagli studi di fase III. Nei pazienti trattati e'stata osservata una maggiore incidenza di ipertensione (di tutti i gradi) fino a un massimo del 34% rispetto al 14% in quelli trattati con il controllo. Sono stati riportati casi molto rari di encefalopatia ipertensiva, alcuni dei quali sono stati fatali. Il rischio di ipertensione non e' risultato correlato alle caratteristiche basali dei pazienti, alla patologia sottostante o alle terapie concomitanti. Negli studiclinici la proteinuria e' stata riscontrata in una percentuale tra lo0,7% e il 38% dei pazienti trattati. Si e' manifestata con una gravita' che ha oscillato da una proteinuria clinicamente asintomatica, transitoria e in tracce, ad una sindrome nefrosica; nella maggior parte deicasi si e' trattato di proteinuria di grado 1. Emorragia polmonare/emottisi massiva o importante e' stata osservata principalmente in studisu pazienti con carcinoma polmonare non a piccole cellule (NSCLC). Ipossibili fattori di rischio comprendono: istologia a cellule squamose, trattamento con farmaci antireumatici/antinfiammatori, trattamento con anticoagulanti, precedente radioterapia, terapia con questo prodotto, anamnesi positiva per aterosclerosi, localizzazione centrale del tumore e cavitazione del tumore prima o durante la terapia. Emorragie gastrointestinali, inclusi sanguinamento rettale e melena sono stati riportati in pazienti con carcinoma colorettale e sono state valutate come emorragie associate al tumore. Emorragia associata al tumore e' stata raramente riportata anche in tumori di altro tipo e di altra localizzazione, incluso un caso di emorragia del sistema nervoso centrale (SNC) in un paziente con epatoma e metastasi occulte a livello del SNC eun altro paziente che ha sviluppato un sanguinamento continuo da un sarcoma della coscia in necrosi. Sono inoltre stati registrati, meno frequentemente, casi di emorragia mucocutanea minore in altri siti; ad esempio sanguinamento gengivale o vaginale. E' stata osservata in pazienti trattati e in tutte le indicazioni, un'aumentata incidenza di eventi tromboembolici arteriosi, inclusi accidenti cerebrovascolari, infarto miocardio, attacchi ischemici transitori e altri eventi tromboembolici arteriosi. L'incidenza globale di eventi tromboembolici arteriosi arrivava fino al 3,8% nei bracci contenenti il medicinale in confrontoa un massimo dell'1,7% nei bracci di controllo con chemioterapia. L'incidenza degli eventi venosi tromboembolici e' stata simile nei pazienti trattati con il farmaco in combinazione con chemioterapia rispetto aquelli trattati con la chemioterapia di controllo da sola. Gli eventitromboembolici venosi includono trombosi venosa profonda, embolia polmonare e tromboflebite. L'insufficienza cardiaca congestizia (ICC) sie' verificata in tutte le indicazioni tumorali studiate sinora, ma sie' manifestata principalmente in pazienti con carcinoma mammario metastatico. Nei pazienti anziani (> 65 anni) non e' stata rilevata una maggiore incidenza di altri eventi, inclusi perforazione gastrointestinale, complicanze nel processo di cicatrizzazione, ipertensione, proteinuria, ICC ed emorragia rispetto ai pazienti di eta'